Exit poll e proiezioni elettorali: cosa sono e quando sono affidabili
Insieme ai sondaggi pre-elettorali sulle intenzioni di voto, exit poll e proiezioni elettorali sono, ad oggi, fra gli strumenti fondamentali che partiti e candidati hanno a disposizione per fare previsioni sui risultati di una consultazione elettorale.
Ma saranno davvero così affidabili? Non sono rari i casi in cui, infatti, le previsioni emerse dalle proiezioni e, soprattutto, dagli exit poll, si sono rivelate molto lontane da quello che, poi, è stato l’esito del voto.
In questo articolo, vediamo insieme cosa sono, a cosa servono e quando possiamo ritenere effettivamente affidabili, ai fini della previsione del risultato finale di una consultazione, rilevazioni statistiche quali exit poll e proiezioni elettorali.
Le informazioni da noi fornite sono il risultato del contributo di un esperto: Gianluca Borrelli, fondatore ed editore di Termometro Politico, punto di riferimento in Italia per analisi politiche ed elettorali e sondaggi demoscopici.
Iniziamo subito con la domanda più elementare, ma che ci aiuta a inquadrare subito l’argomento: cos’è una proiezione elettorale.
1. Cos’è una proiezione elettorale?
Una proiezione elettorale non è altro che la previsione statistica dei risultati complessivi di un’elezione, ottenuta analizzando la reale distribuzione dei voti in un certo numero di sezioni elettorali.
A differenza dei sondaggi e degli exit poll, una proiezione elettorale si basa sui voti effettivamente dati dagli elettori. Tuttavia, il dato che viene estrapolato può essere comunque diverso da quello finale poiché, anche in questo caso, si tratta di un’analisi che viene condotta non sull’intero elettorato, ma su un campione rappresentativo di quest’ultimo.
«In particolare – ci spiega Borrelli – i dati riguardano “seggi campione” che vengono scelti dalle società demoscopiche utilizzando criteri specifici, come, ad esempio, la distribuzione geografica, ma soprattutto vengono presi in considerazione i risultati elettorali registrati alle precedenti consultazioni.
Sulla base di questo ultimo criterio, vengono individuati come seggi campione quei seggi dove il risultato elettorale si è assestato, nel tempo, secondo un andamento stabile e maggiormente in linea con il risultato nazionale.
Si tratta, pertanto, di seggi che possono essere considerati come una sorta di “cartina al tornasole” dell’andamento del voto. In altre parole, qualora, durante lo spoglio, la rilevazione di come hanno votato gli elettori nei seggi campione dovesse mostrare incrementi o decrementi inaspettati di più punti percentuali di una lista, di un partito o di una coalizione rispetto ai dati registrati alle precedenti consultazioni, l’ipotesi che fa il rilevatore è che si possa trattare di un trend generale. Pertanto, è lecito aspettarsi che gli stessi scostamenti siano presenti anche nel risultato finale.»
2. Qual è la differenza tra sondaggi, exit poll e proiezioni elettorali
I sondaggi elettorali svolti dagli istituti di indagine demoscopica sono interviste, per lo più telefoniche, riguardanti le intenzioni di voto, realizzate su un campione di utenti.
Dato che avvengono prima che aprano i seggi, i sondaggi sono il primo strumento che viene utilizzato da partiti e candidati per fare previsioni sui risultati di una tornata elettorale.
Gli exit poll, invece, sono una particolare categoria di sondaggi che vengono realizzati all’uscita dei seggi, ma vengono pubblicati quando lo spoglio è concluso. In pratica, colui che fa la rilevazione chiede ad un gruppo di elettori appena usciti dalle urne di replicare il proprio voto mettendolo all’interno di un’urna. Come nel caso dei sondaggi, anche negli exit poll le rilevazioni vengono fatte “a campione” e sono anonime.
«Il costo degli exit poll – precisa Borrelli – è tuttavia molto elevato, a fronte di un grado di affidabilità piuttosto basso, tanto che ad oggi vengono fatti in maniera molto meno sistematica. Questo è dovuto sia alla difficoltà di selezionare un campione davvero rappresentativo, sia alla reticenza di alcuni elettori a dichiarare la loro reale espressione di voto.
Vi sono, ad esempio, differenziazioni che riguardano la stessa appartenenza politica degli elettori: l’elettorato della DC è sempre stato più reticente a dichiarare la propria espressione di voto, rispetto ad esempio a quello del PCI o, in generale, dei partiti di sinistra.
Questo spiega perché, in alcuni casi, è successo che, mentre nei sondaggi o dagli stessi exit poll sembrava che alcuni partiti di sinistra avessero ottenuto una vittoria schiacciante, poi il dato finale riferiva di una realtà diversa, se non addirittura opposta.
Uno dei casi in cui gli exit poll hanno miseramente fallito è stato quello delle elezioni politiche del 2006 che videro confrontarsi la coalizione di governo uscente, La Casa delle Libertà, guidata da Berlusconi, con quella dell’opposizione di centrosinistra, L’Unione, guidata a Prodi. Quest’ultima vinse per soli 25 mila voti di scarto, mentre le previsioni fornite fino all’ultimo dagli exit poll davano l’Unione in testa di almeno 5 punti sulla CdL. Questo portò addirittura alcuni esponenti del centrodestra a parlare di brogli.
La verità, invece, sta nel fatto, che nel caso degli exit poll, sono i campioni stessi che si auto selezionano, dato che i votanti interpellati all’uscita dalle urne possono rifiutarsi di dichiarare il proprio voto agli intervistatori. E le maggiori reticenze interessarono, nel 2006, proprio gli elettori del centrodestra, tra i quali serpeggiava probabilmente un minor entusiasmo anche a causa dei risultati della maggior parte dei sondaggi pre-elettorali che davano il centrosinistra in testa con oltre il 50% dei voti.
Le proiezioni, infine, come ho già anticipato, non sono dati raccolti tramite la somministrazione di questionari o di domande agli elettori, ma corrispondono a dati di voto reali raccolti all’interno dei seggi direttamente dagli inviati dei vari istituti di ricerca.
Il fatto che le proiezioni siano effettuate su dati reali le rende, a tutti gli effetti, molto più affidabili rispetto agli stessi exit poll. Tuttavia, trattandosi pur sempre di previsioni basate su modelli matematici, non è detto che alla fine non possano esserci veri e propri ribaltamenti di risultato nel confronto con i dati finali.»
3. Sondaggi, exit poll, proiezioni elettorali: sono davvero utili? In che modo le proiezioni possono essere utilizzate dai candidati alle elezioni?
I sondaggi relativi all’orientamento di voto degli elettori sono uno strumento oggi indispensabile per partiti politici e candidati alle elezioni. Conoscere, durante la campagna elettorale, come si posizionano i cittadini in determinate zone può, infatti, servire a correggere il tiro, migliorando ad esempio i punti del programma o la strategia di comunicazione politica ed elettorale di un candidato.
Sostiene a tal proposito il nostro intervistato: «Il rapporto tra politici e loro elettori funziona un po’ come in una relazione sentimentale: se uno dei due partner inizia a fare lo “scorbutico”, è bene che l’altro corra subito ai ripari perché significa che c’è qualcosa che non va!
La funzione delle proiezioni, invece, è completamente diversa rispetto a quella dei sondaggi, perché diversi sono, innanzitutto, i tempi in cui vengono eseguite le rilevazioni. Le proiezioni avvengono, infatti, durante lo spoglio, cioè quando ormai i giochi sono fatti e il risultato della consultazione non può più essere modificato.
L’utilità di questo strumento – continua Borrelli – per quanto riguarda partiti e candidati è del tutto simile a quella della “tifoseria da stadio”. Mi spiego meglio. Un partito o un candidato che, dalle proiezioni, risulti in testa rispetto ai propri avversari, può anticipare e dunque prolungare, qualora la previsione fosse confermata dai risultati finali, lo “stato di grazia” derivante dalla vittoria, rinsaldando, proprio come avviene nel caso di una squadra di calcio che abbia appena vinto il campionato, il legame coi propri elettori.
Tuttavia, sebbene l’effettiva ondata di euforia condivisa possa generare inizialmente un grande entusiasmo, occorre sempre tenere conto che la politica non è una competizione sportiva e gli elettori non sono e non devono essere considerati come i tifosi di una squadra di calcio!
Il rapporto con i votanti dovrebbe, infatti, essere costruito non sulla base dell’emozione generale che scaturisce a seguito della vittoria (o in alcuni casi della sconfitta), ma durante tutta la fase che precede il voto e, naturalmente, nei 4 anni successivi.»
Ciò detto, resta il fatto che per i candidati, i partiti e tutti coloro che hanno seguito la campagna elettorale (ad esempio i membri del comitato) poter prevedere con qualche ora di anticipo il risultato finale della consultazione grazie a proiezioni affidabili può rappresentare una soddisfazione non da poco.
Questo, però, a patto che le rilevazioni siano state effettuate con cura e che il campione sia stato scelto con criteri idonei. Quasi mai, comunque, le società demoscopiche rendono noti in anticipo i seggi campione, quindi non è possibile neppure sapere quali siano stati i criteri precisi con cui sono stati scelti. Tutto quello che possiamo fare è affidarci al loro giudizio!
4. Quando le proiezioni possono essere ritenute affidabili?
«In base alla mia esperienza professionale – afferma il fondatore di Termometro Politico – l’affidabilità delle proiezioni non può essere mai data per scontata, anche laddove i seggi campione siano stati scelti con cura.
Questo anche perché lo spoglio delle schede avviene in maniera diversa nelle varie zone di Italia (ad esempio Toscana ed Emilia sono fra le prime regioni a terminare gli scrutini, mentre in altre si procede più lentamente). Quindi, qualora i primi voti ad arrivare fossero quelli di regioni in cui l’elettorato è tradizionalmente schierato a sinistra, questo potrebbe far pensare a una tendenza generale che, però, rischia di essere smentita già all’arrivo dei risultati degli altri seggi campione.
In via del tutto precauzionale, sarebbe quindi sempre opportuno non dare proiezioni di voto – o quanto meno non darle come “dato affidabile” – prima che si sia concluso lo spoglio almeno di buona parte dei seggi campione.»
Precauzione che, però, negli ultimi anni non è stata sempre osservata, dato che è invalso l’uso di fornire risultati previsionali in modo molto precoce, o comunque prima del completamento dello spoglio della maggior parte dei seggi campione, aumentando il grado di incertezza di questo tipo di rilevazioni.
«Un altro fattore che contribuisce a ridurre l’affidabilità delle proiezioni – conclude il nostro intervistato – è il dato relativo all’affluenza. La crescita dell’astensione, infatti, quando interessa i seggi campione, fa sì che la previsione che viene fatta diventi ancora più incerta, come è accaduto ad esempio in occasione delle elezioni 2016 per il rinnovo del Sindaco a Roma.
Al primo turno, la Raggi era arrivata al 35,25%, seguita dal candidato del PD Giachetti con il 24,6%. Fuori dai giochi per il secondo turno l’attuale Premier Giorgia Meloni, con il 20,7% dei voti. Dai risultati delle proiezioni, però, la candidata del centrodestra sembrava aver superato di almeno un punto il candidato del Partito Democratico, prefigurando un ballottaggio tutto al femminile con la candidata del M5S. Sull’incertezza del risultato delle proiezioni in questo caso ha pesato, senza dubbio, anche il forte calo di affluenza alle urne, che in quell’occasione era stata inferiore al 40%»
Conclusioni
In questo articolo/intervista abbiamo parlato di proiezioni ed exit poll, mettendoli a confronto con altri tipi di strumenti per prevedere il risultato elettorale, quali appunto sondaggi e focus group.
Quest’ultimo, di cui ti abbiamo parlato nell’articolo appena linkato, non è altro che un particolare tipo di rilevazione per la ricerca sociale basata su un’analisi non di tipo “quantitativo” ma qualitativo e può addirittura servire a comprendere cosa pensino gli elettori su un particolare argomento, contribuendo così ad una migliore messa a fuoco delle motivazioni di voto e dell’efficacia dei propri messaggi elettorali da parte di un partito/candidato.
A questi, possiamo oggi aggiungere anche nuovi tipi di analisi come, ad esempio, quello che prende in considerazione le conversazioni su internet e sui social network – di cui ti abbiamo parlato anche in questo articolo – che, benché non basata su modelli matematici, può comunque fornire, a partiti e candidati, un supporto ulteriore per comprendere opinioni e intenzioni di voto dei propri elettori.
Anche in questo caso, come del resto nel caso dei sondaggi, dunque, è bene tenere a mente le celebri parole di Pietro Nenni “Piazze piene, urne vuote”, pronunciate all’indomani del 18 aprile 1948. Il facile entusiasmo con cui, infatti, molti utenti si lasciano andare oggi a interventi e commenti nella piazza “virtuale” del web non è detto – anzi quasi mai è così – che, poi, si traduca in un’espressione di voto effettiva.
Ecco perché, di fatto, l’utilizzo di sondaggi pre-elettorali rimane, ancora oggi, uno degli migliori strumenti per fare previsioni circa il possibile andamento del voto.
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