Bias-cognitivi

Bias cognitivi: cosa sono e come utilizzarli nella comunicazione politica

“Quando una persona matura un’opinione, tenderà a considerare unicamente tutte le prove che la rafforzano o a interpretarle in modo funzionale ai propri obiettivi. E anche di fronte a tanti elementi che ne contraddicono le opinioni, tenderà a ridurne o addirittura negarne la consistenza”: questa citazione del filosofo inglese Francis Bacon (1561 –1626) è un’ottima definizione ante litteram del “Bias di conferma”. 

Ma cosa sono i Bias cognitivi e come possono essere utilizzati in modo efficace nella comunicazione politica per ottenere il consenso degli elettori? Te ne parliamo in questo articolo. 

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Cosa sono i Bias cognitivi 

I “Bias cognitivi” rientrano nel campo delle “euristiche” (dal greco antico “heurískein”, che significa “trovare, scoprire”) e non sono altro che dei costrutti mentali che consentono di prendere decisioni in situazioni complesse in modo molto più facile e veloce.

Quando nascono e a cosa servono? L’esistenza dei Bias cognitivi deriva, probabilmente, dalla necessità umana di difendersi. Fin dalla Preistoria, i primissimi ominidi, a differenza degli altri animali dotati di fauci e artigli, non avevano altra arma per proteggersi dalle avversità se non quella di “prevedere” alcuni eventi futuri. 

Col tempo, gli esseri umani hanno ottimizzato la loro capacità di fare previsioni utilizzando degli schemi mentali precostituiti: i “Bias”. Tali schemi mentali, oltre che sull’esperienza, sono basati, però, soprattutto su pregiudizi e opinioni diffuse che non hanno una base del tutto razionale.

Tali schemi vengono utilizzati, inconsapevolmente, ancora oggi. Anche in un contesto altamente competitivo quale quello pre-elettorale, spesso le decisioni degli elettori sono basate non su valutazioni razionali ma su “scorciatoie” di questo tipo.

Una delle “euristiche” più utilizzate è, ad esempio, il voto ideologico, rafforzato a sua volta da alcuni Bias quali quello dell’ingroup e quello di conferma

Chi vota in base alla propria “ideologia” non deve, infatti, conoscere il programma elettorale di ogni candidato. Tutto quello che deve sapere, per ciascuno candidato in campo, è il partito politico (o la coalizione) di appartenenza. Questa informazione, il più delle volte, è più che sufficiente per orientare la sua scelta.

Principali Bias cognitivi che possono essere utilizzati in politica

I Bias cognitivi sono, dunque, degli strumenti potenti che possono influenzare profondamente le decisioni delle persone, comprese quelle politiche. 

Vediamo, di seguito, quelli che, in genere, risultano maggiormente in grado di orientare le scelte di voto.

Bias di conferma

Il Bias di conferma è un fenomeno cognitivo che influenza il modo in cui raccogliamo, interpretiamo e ricordiamo le informazioni, portandoci a favorire ciò che conferma le nostre credenze ed opinioni precostituite e a ignorare, o svalutare, le informazioni che le contraddicono. 

È uno dei Bias cognitivi più diffusi ed è legato alla nostra tendenza a cercare coerenza e a evitare il conflitto interiore derivante dal mantenere simultaneamente credenze, valori o atteggiamenti in contrasto tra loro.

Il Bias di conferma tende a supportare un’informazione selettiva e può influenzare le nostre decisioni in vari modi. Ad esempio:

  • nel campo della salute e del benessere, una persona che crede nei benefici della dieta keto cercherà articoli e testimonianze che supportano questa idea, evitando studi scientifici che ne contestano l’efficacia;
  • in ambito finanziario, un investitore che crede in una particolare azienda tenderà a cercare analisi che confermano la bontà del suo investimento, ignorando segnali d’allarme;
  • in politica, invece, può accadere che, per effetto del Bias di conferma, l’elettore di un partito politico tenda a condividere e a dare più credito alle notizie che avvalorano le posizioni della sua fazione, ignorando o screditando quelle contrarie.

Bias del gregge o “effetto bandwagon”

Il Bias del gregge, noto anche come “effetto carrozzone” (dal termine inglese “bandwagon effect”), è un fenomeno psicologico e sociale in cui le persone adottano opinioni, comportamenti o preferenze semplicemente perché percepiscono che tutti gli altri stanno facendo lo stesso

Questo meccanismo, alimentato oggi anche dall’utilizzo dei Social, deriva sicuramente dal desiderio umano di conformità e appartenenza sociale, ma anche dalla percezione che ciò che fa la maggioranza sia il comportamento più giusto e valido da adottare.

È il motivo per cui, ad esempio:

  • il successo nelle vendite iniziali di un prodotto può spingere altre persone ad acquistarlo perché credono che sia il migliore, senza valutare razionalmente se sia davvero così;
  • quando un titolo quotato in Borsa inizia a salire, più investitori iniziano ad acquistarlo, facendo ulteriormente salire il prezzo, anche se le teorie economiche non giustificano tale incremento;
  • durante una campagna elettorale, un candidato che ottiene un forte risultato iniziale nei sondaggi tende ad attirare ancora più elettori, creando un effetto valanga che rafforza ulteriormente la sua posizione. 

Bias dell’ingroup

Si tratta di un fenomeno psicologico secondo cui le persone tendono a favorire e preferire i membri del proprio gruppo sociale (l’ingroup) rispetto ai membri di altri gruppi (l’outgroup). 

Questo può manifestarsi in vari contesti, inclusi quelli sociali, culturali, lavorativi e politici e, in alcuni casi, può portare a comportamenti discriminatori e/o a una svalutazione implicita o esplicita degli “altri”, alimentando pregiudizi e stereotipi.

Un esempio comune del Bias dell’ingroup in politica si verifica durante le campagne elettorali o nei dibattiti politici. Ad esempio, i sostenitori di un partito politico possono sviluppare una visione molto favorevole e idealizzata del proprio gruppo, attribuendo qualità come l’onestà, la competenza o il patriottismo ai propri rappresentanti e sostenitori. 

Allo stesso tempo, possono percepire i membri dei partiti avversari in modo negativo, descrivendoli come incompetenti, corrotti o addirittura pericolosi per la società.

Questa polarizzazione può condurre a una visione binaria della realtà, dove “noi” (il nostro partito) siamo giusti, mentre “loro” (gli altri partiti) sbagliano sempre. 

Ad esempio, i sostenitori di un partito che promuove politiche ambientali potrebbero vedere i sostenitori di un partito con un approccio diverso come nemici dell’ambiente, ignorando del tutto le sfumature e le motivazioni che guidano le scelte dell’altra parte.

Bias dello status quo

Il Bias dello status quo è una tendenza psicologica che porta le persone a preferire che le cose rimangano come sono, resistendo al cambiamento anche quando questo potrebbe essere vantaggioso.

Questa inclinazione può essere radicata nella paura dell’incertezza, nella percezione dei costi del cambiamento o nella semplice familiarità con la situazione attuale.

Un esempio tipico del Bias dello status quo in politica si manifesta quando un partito politico di governo utilizza il concetto di stabilità come pilastro della sua campagna elettorale. 

Il partito o la coalizione di governo potrebbe enfatizzare i risultati raggiunti e avvertire degli eventuali rischi di un cambiamento di leadership o di politiche, puntando sulla naturale avversione delle persone verso le situazioni incerte.

In questo contesto, il Bias dello status quo porta molti elettori a sostenere il partito al potere, anche se esistono alternative che potrebbero offrire miglioramenti. 

Questa resistenza al cambiamento, anche per effetto di altri Bias come il Bias della negatività e quello della proporzionalità, è particolarmente evidente durante periodi di crisi, in cui l’incertezza viene percepita come una minaccia maggiore rispetto agli svantaggi dello stato attuale.

Bias di ancoraggio

Il Bias di ancoraggio è una tendenza cognitiva che porta le persone a fare eccessivo affidamento sulla prima informazione ricevuta (l’“ancora”) quando prendono decisioni o formulano giudizi, anche se questa informazione è parziale o inaccurata. L’informazione iniziale diventa, così, un punto di riferimento che influenza le valutazioni successive.

Un esempio del Bias di ancoraggio in politica si verifica spesso con i sondaggi elettorali. Supponiamo che un sondaggio iniziale riporti che il Partito “A” ha il 55% delle intenzioni di voto, mentre il Partito “B” è fermo al 45%. Anche se successivi sondaggi mostrano una diminuzione del vantaggio del Partito “A”, molti elettori potrebbero continuare a considerarlo come il favorito.

Questa percezione potrebbe influenzare:

  • le decisioni degli elettori indecisi, che potrebbero orientarsi verso il Partito “A” perché lo percepiscono come vincente;
  • la narrazione mediatica, la quale tenderà ad alimentare ulteriormente tale percezione. 

In questo caso, l’informazione iniziale agisce come “ancora”, condizionando sia il comportamento degli elettori che il clima generale della campagna elettorale, anche se i dati successivi suggeriscono cambiamenti nelle intenzioni di voto.

Bias di rappresentatività

Si tratta, in questo caso, di una tendenza cognitiva a giudicare la probabilità di un evento (o la validità di una persona) sulla base della somiglianza con un particolare stereotipo, ignorando altre informazioni rilevanti. 

Questa euristica può portare a sovrastimare o sottovalutare caratteristiche reali, focalizzandosi su quanto un determinato elemento “sembra” appartenere a una categoria specifica.

Una situazione di questo tipo si verifica quando un candidato viene giudicato principalmente in base ad alcune sue caratteristiche (ad esempio, le sue origini familiari, la sua appartenenza etnica o il suo aspetto), piuttosto che in base alle sue reali competenze.

Ad esempio, un candidato che proviene da una famiglia con una lunga tradizione politica potrebbe essere percepito dagli elettori come più competente e adatto a ricoprire una carica pubblica. Questo avviene perché il suo background familiare rispecchia il “prototipo” di un politico esperto

Tuttavia, questa percezione potrebbe non corrispondere alla realtà, poiché il candidato potrebbe non possedere le abilità o l’esperienza necessarie per governare efficacemente.

Questo Bias, così come alcuni dei precedenti, può indurre gli elettori a fare scelte basate su associazioni mentali semplicistiche, trascurando analisi più approfondite sui meriti e le capacità del candidato.

Bias di proporzionalità

Le persone che seguono questo schema mentale credono che gli eventi di grande portata, come una crisi economica, una guerra o una pandemia, debbano essere causati da fattori altrettanto grandi e significativi.

I politici sfruttano, in talune occasioni, questo Bias per proporre soluzioni apparentemente “proporzionate” rispetto ad un problema, sebbene non vi siano prove che tali rimedi possano essere veramente efficaci.

Effetto framing

L’Effetto framing è strettamente legato al Bias di conferma e al Bias di ancoraggio, ma si distingue come un fenomeno psicologico a sé stante che si verifica quando la percezione di un’informazione è influenzata da come viene presentata, ovvero dal “quadro” (frame) in cui viene inserita.

Un modo molto semplice in cui può manifestarsi l’effetto framing è quando la stessa informazione, presentata in modi diversi, influenza le decisioni o le opinioni delle persone. 

Ad esempio, una riforma fiscale adottata dalla maggioranza può essere presentata come un taglio alle tasse per le famiglie, oppure come una riduzione dei servizi pubblici. La scelta delle parole usate per presentare l’intervento influenza, in questo caso, la percezione che ha di esso l’opinione pubblica, soprattutto nel caso di elettori indecisi.

Il framing assume ancora più rilevanza quando messo in relazione con altri Bias, quali ad esempio:

  • il Bias di conferma: in questo caso, se le informazioni vengono presentate secondo una “cornice” che contribuisce ad avvalorare le credenze di una persona, questa potrebbe essere più propensa a non mettere in dubbio la propria visione del mondo;
  •  il Bias di ancoraggio: quando una persona è esposta a un’informazione iniziale presentata secondo un determinato “frame”, essa potrebbe continuare a basarsi su quella presentazione anche per successive decisioni.

Effetto Dunning-Kruger

L’Effetto Dunning-Kruger prende questo nome dai due psicologi che lo hanno descritto per la prima volta nel 1999, David Dunning e Justin Kruger.

Nel loro studio, i due ricercatori della Cornell University hanno osservato un fenomeno cognitivo molto interessante: le persone con basse competenze in un determinato campo tendono a sovrastimare la propria abilità, mentre quelle con competenze elevate spesso tendono a sottovalutare le proprie capacità.

In altre parole, in un contesto di incompetenza, chi risente di questo effetto non ha abbastanza conoscenze per rendersi conto delle proprie lacune, e quindi si percepisce come più competente di quanto non sia realmente. 

Al contrario, chi ha un’alta competenza è spesso più consapevole dei propri limiti, portandolo a una visione più realistica e, talvolta, a una sottovalutazione delle proprie capacità.

Questo accade spesso anche in politica, ad esempio quando un politico alle prime armi, senza una preparazione adeguata, esprime opinioni molto sicure su temi complessi, come l’economia o la politica estera, senza tenere conto della complessità o delle sfumature del problema. La sua mancanza di esperienza lo porta a sovrastimare le proprie capacità, spingendolo talvolta a fare proposte azzardate e non sufficientemente ponderate.

Al contrario, un politico con molta esperienza o con una preparazione solida potrebbe essere più prudente nel fare dichiarazioni, consapevole delle implicazioni complesse delle sue proposte e delle incertezze che caratterizzano molte decisioni politiche. Questo potrebbe portarlo a sottovalutare la propria capacità di influenzare le decisioni o a non esporsi troppo, cercando di evitare promesse eccessive.

In entrambi i casi, l’effetto Dunning-Kruger influenza il comportamento e la comunicazione dei politici in modo significativo, creando una situazione quasi paradossale in cui le persone meno esperte tendono ad apparire più autorevoli e sicure di sé, mentre quelle più esperte sembrano, in alcuni casi, maggiormente indecise o prudenti.

Effetto alone

Si verifica quando il giudizio su una persona o un gruppo viene influenzato da una singola caratteristica, positiva o negativa, che si estende indebitamente a tutte le altre caratteristiche di quella persona o gruppo. In altre parole, un’impressione iniziale, buona o cattiva, può alterare il modo in cui vengono percepiti altri aspetti, non necessariamente collegati.

Questa situazione si verifica molto spesso in politica quando un candidato carismatico, attraente o particolarmente eloquente viene percepito come più competente di quanto non sia effettivamente. 

La sua capacità di comunicare in modo coinvolgente o il suo aspetto fisico possono indurre le persone a sovrastimare le sue capacità politiche, le sue competenze o la sua preparazione, anche se non ha esperienza o un curriculum politico altrettanto solidi.

Per esempio, un politico che appare sicuro di sé anche per effetto del Bias Dunning-Kruger potrebbe ricevere un giudizio positivo su tutti gli altri aspetti, come la sua capacità di prendere decisioni importanti o di risolvere problemi complessi, senza che queste qualità siano effettivamente dimostrate. 

L’effetto alone fa sì che la prima impressione influenzi eccessivamente le opinioni future, portando a valutazioni poco equilibrate.

Effetto recency

L’Effetto recency è un Bias cognitivo che porta le persone a ricordare e attribuire maggiore importanza alle informazioni apprese più di recente rispetto a quelle apprese in precedenza. 

In ambito politico, questo Bias può essere particolarmente rilevante durante le campagne elettorali, i dibattiti o i discorsi finali, quando le informazioni più recenti restano impresse nella mente degli elettori. 

Ad esempio, un candidato che termina un dibattito o chiude una campagna con un appello emotivo ben costruito o una promessa forte potrebbe lasciare un’impressione duratura, anche se la sua campagna è stata complessivamente mediocre.

Bias della disponibilità

Simile al precedente, in quanto comporta una scelta selettiva delle informazioni, si ha quando le persone tendono a valutare la probabilità di un evento in base alla facilità con cui possono richiamarlo alla mente

Questo avviene soprattutto nel caso di eventi particolarmente vividi o drammatici, perché più facilmente accessibili nella memoria rispetto a eventi più comuni, ma meno spettacolari.

Ad esempio, dopo un grave disastro naturale, un politico potrebbe sottolineare la necessità di interventi urgenti per prevenire situazioni simili, anche se tali eventi sono rari. Questo può portare alcune persone a sovrastimare la frequenza di tali fenomeni, aumentando il loro consenso verso misure specifiche.

Bias della negatività

Le persone che aderiscono a questo Bias, invece, tendono a dare maggiore peso alle informazioni negative rispetto a quelle positive. In politica, si manifesta nel fatto che scandali o critiche tendono a influenzare gli elettori più dei risultati positivi. Ad esempio, una singola gaffe potrebbe compromettere la percezione di un candidato, anche se ha una lunga lista di successi.

Bias IKEA 

Si tratta di un fenomeno psicologico per cui le persone tendono a dare più valore a qualcosa che hanno contribuito a costruire o realizzare. Il nome deriva dalla famosa azienda svedese IKEA, poiché i clienti che montano da soli i mobili acquistati spesso attribuiscono maggiore valore agli oggetti rispetto a mobili già assemblati.

L’idea di base è che il coinvolgimento personale aumenta il senso di appartenenza e il valore percepito. Questo Bias riflette un principio della psicologia umana: attribuiamo maggior valore a ciò in cui investiamo tempo, sforzo e attenzione.

Immaginiamo un cittadino che sostiene una proposta politica o una legge, come il progetto di una riforma in ambito sanitario. Se quel cittadino partecipa a un dibattito pubblico, scrive lettere ai politici o firma petizioni per promuoverla, è più probabile che difenda con più convinzione la riforma, anche se emergono dati che mostrano che potrebbe avere effetti negativi o che esistano alternative migliori.

In questo caso, il Bias IKEA spiega come il coinvolgimento attivo spinga le persone a sopravvalutare il valore di una proposta, non necessariamente per la sua qualità intrinseca, ma perché ci hanno investito tempo ed energia.

Come questi Bias interagiscono in politica

Proprio come abbiamo già visto nel caso del framing, anche le interazioni tra gli altri Bias cognitivi finora descritti possono amplificare o modificare il modo in cui le persone formulano giudizi o prendono decisioni. Questo è particolarmente evidente quando si tratta di un’arena complessa come quella politica.

Ad esempio, il Bias del gregge può amplificare il Bias dell’ingroup, poiché le persone tendono a conformarsi alle opinioni del proprio gruppo, rafforzando così le divisioni tra i diversi gruppi sociali; entrambi i Bias, inoltre, possono contribuire alla polarizzazione politica, rendendo sempre più difficile trovare un terreno comune tra le diverse fazioni.

Anche il Bias di conferma, che come abbiamo visto consiste nella tendenza a cercare, interpretare e ricordare informazioni in modo da confermare le proprie credenze preesistenti, può interagire in modo significativo con altri Bias come il Bias di ancoraggio e il Bias di rappresentatività, amplificando i loro effetti o rafforzandoli. 

Ecco alcuni esempi:

  • se un elettore vede all’inizio di una campagna elettorale un sondaggio che mostra un candidato in vantaggio (l’ancora), potrebbe focalizzarsi su notizie o dati che confermano il successo percepito di quel candidato, ignorando segni di un calo di popolarità o altri punti critici. L’ancoraggio iniziale diventa, dunque, più forte grazie al Bias di conferma;
  • d’altro canto, se un candidato politico viene percepito come “competente” perché proviene da una famiglia di politici (Bias di rappresentatività), gli elettori che lo sostengono potrebbero cercare informazioni che confermano questa competenza (ad esempio, successi minori amplificati dai media) e ignorare segnali di incompetenza (come dichiarazioni o politiche inadeguate o efficaci);
  • allo stesso modo, un politico giovane e con un curriculum eccellente potrebbe essere percepito come un futuro leader ideale (rappresentatività). Questa impressione iniziale funge da ancoraggio, e gli elettori che lo votano continueranno a cercare conferme di questa visione (conferma), trascurando errori o lacune nella sua preparazione.

Pertanto, anche in politica il Bias della rappresentatività può fornire un prototipo iniziale che il Bias di conferma rafforza. È il motivo per cui, quando un leader carismatico viene associato al “prototipo del buon politico”, ogni comportamento positivo verrà interpretato come conferma di questa visione, mentre eventuali lacune saranno minimizzate o giustificate.

Il meccanismo di funzionamento è il seguente: 

  • la prima impressione (ancoraggio) diventa il punto di riferimento per gli elettori nella percezione di quel candidato (ad esempio, essere un politico capace e onesto);
  • tale percezione viene rafforzata da elementi tangibili (rappresentatività) tipo far parte di una determinata cerchia, aver avuto successo in qualche campo e così via;
  • a quel punto gli elettori cercheranno e privilegeranno informazioni che confermano questa immagine positiva, ignorando quelle che potrebbero contraddirla (conferma).

Questo meccanismo, in alcuni casi, potrebbe essere utilizzato e rafforzato attraverso una strategia di comunicazione che tenda a enfatizzare sia gli elementi di ancoraggio, sia quelli della rappresentatività, incoraggiando l’idea negli elettori di trovarsi davvero di fronte a un “candidato perfetto”.

Tale percezione potrebbe a sua volta essere amplificata anche dall’Effetto alone, ad esempio indirizzando l’attenzione dei votanti verso una singola qualità del candidato. Questo, a sua volta, tenderebbe a funzionare come un punto di riferimento (ancora) capace di condizionare tutte le valutazioni successive.

In questo modo, anche qualora dovessero essere fatti degli attacchi o delle critiche, gli elettori resteranno ancorati alla loro impressione iniziale.

Come utilizzare i Bias in politica

I Bias cognitivi, se usati eticamente e strategicamente, possono essere strumenti utili per comunicare in modo più efficace e influenzare l’opinione pubblica. Tuttavia, il loro utilizzo richiede consapevolezza e una pianificazione attenta. 

Ecco alcuni consigli per imparare ad utilizzare nel modo migliore possibile.

Non usare gli stessi frame utilizzati dall’avversario

Il framing, come abbiamo visto, è un tipo particolare di Bias in cui un messaggio o una situazione specifica vengono inquadrati secondo una particolare cornice per influenzare il modo in cui sono percepiti. 

L’idea che sia sconveniente utilizzare i frame adottati dagli avversari è stata introdotta per la prima volta nel libro “Non pensare all’elefante” (2006) di George Lakoff, politologo e studioso di linguistica cognitiva. 

Lakoff spiega come i frame influenzano il modo in cui le persone percepiscono la realtà e sottolinea che, quando si adotta il frame dell’avversario, lo si rafforza, anche se si cerca di negarlo.

Nel libro, Lakoff descrive il caso del frame conservatore sul sistema fiscale negli Stati Uniti. I conservatori hanno a lungo descritto le tasse come un “peso” o un “fardello”. Questo framing è potente perché richiama metafore associate a qualcosa di negativo, opprimente, da cui le persone vorrebbero liberarsi.

Quando i progressisti cercano di contrastare questo frame dicendo, ad esempio, “Non dobbiamo considerare le tasse un peso, ma una necessità”, non fanno altro che richiamare implicitamente l’idea che le tasse siano effettivamente un peso. Il solo utilizzare la parola “peso” rafforza l’associazione negativa nella mente delle persone.

Lakoff propone di evitare completamente il frame dell’avversario e costruire invece una narrazione positiva. Nel caso delle tasse, suggerisce, ad esempio, di inquadrarle come un investimento comune. 

Una narrazione corretta per i progressisti potrebbe essere: “Le tasse sono il modo in cui ci prendiamo cura l’uno dell’altro, garantiamo un’educazione di qualità ai nostri figli, costruiamo infrastrutture e assicuriamo una società sicura e prospera.”

Questo frame sposta il focus dal concetto negativo di “peso” a un’idea di responsabilità condivisa e beneficio collettivo, evitando di evocare metafore dannose per il proprio messaggio.

Questo esempio mostra come sia essenziale evitare di adottare i frame dell’avversario e costruire invece una narrazione indipendente e positiva. 

Seguendo questo approccio, si possono influenzare efficacemente le percezioni pubbliche, specialmente tra coloro che non hanno ancora posizioni consolidate (gli elettori indecisi), poiché sono i più sensibili a interpretazioni e cornici ben strutturate.

Supponiamo, ad esempio, che l’avversario sia criticato per la mancanza di esperienza. Invece di attaccarlo frontalmente, si può adottare un framing che valorizzi la propria competenza e preparazione. Ad esempio, si potrebbe dire:

La nostra visione è chiara e si basa su una solida esperienza, con un team che conosce profondamente le sfide e le opportunità del nostro Paese. Questo non è il momento di sperimentare; è il momento di affidarsi a chi ha dimostrato di saper affrontare i problemi con risultati concreti.”

Qui, il frame non è costruito per attaccare l’altro, ma per rafforzare un’immagine positiva di sé. Inoltre, in questo modo si evita di richiamare esplicitamente il frame dell’avversario, poiché anche il semplice fatto di nominarlo potrebbe rafforzarlo involontariamente nella mente del pubblico.

Non enfatizzare l’utilizzo dei Bias nelle situazioni di grave crisi

Durante una crisi, il pubblico è particolarmente attento a segnali di leadership autentica e politiche trasparenti. L’uso improprio dei Bias in questi contesti può sembrare manipolativo e compromettere la fiducia: meglio affrontare il problema con sincerità, offrendo soluzioni concrete e mostrando empatia.

Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. In occasione della pandemia, i leader politici che hanno provato a minimizzare il problema, invece di rassicurare gli elettori, hanno finito col creare maggiore allarme, anche perché davano l’impressione di aver preso sottogamba la situazione. 

In questo caso, la cosa migliore da fare è quella di riconoscere apertamente la minaccia e dimostrare di avere in mente un piano di azione chiaro per risolverla. 

Lo stesso dicasi quando un politico o un candidato viene travolto da uno scandalo: negare la propria colpevolezza oppure, ancora peggio usare le tecniche di framing per sminuirlo, non solo potrebbe alimentare ulteriori critiche da parte degli avversari, ma anche generare una perdita di fiducia da parte dei propri sostenitori.

La strada giusta per gestire una crisi è, quindi, quella che abbiamo tracciato più volte: utilizzare tutti canali di comunicazione possibili per generare empatia nei propri confronti da parte dei propri elettori e conquistare di nuovo la loro fiducia. 

Paradossalmente, a causa dello stesso Bias della disponibilità e/o dell’Effetto recency, che tendono a dare maggiore rilevanza alle informazioni collegate ad eventi drammatici e/o a quelle ricevute in tempi più recenti, anche una crisi molto grave, quando gestita in modo strategico, potrebbe rivelarsi una valida occasione per aumentare il proprio consenso.

Inserire i Bias in una strategia di comunicazione più ampia

L’utilizzo dei Bias cognitivi nella comunicazione di un politico o candidato risulta più efficace quando è integrata in una strategia comunicativa coerente e strutturata. 

Usarli in modo isolato, infatti, può risultare, in alcuni casi, artificiale o inefficace, mentre sfruttarli in sinergia, proprio come abbiamo visto alla fine del secondo paragrafo, permette di guidare l’attenzione del pubblico, rafforzare i messaggi chiave e consolidare l’immagine desiderata.

Supponiamo che si voglia associare una qualità positiva come l’onestà a un candidato politico. L’Effetto alone consente di amplificare questa caratteristica, facendo sì che il pubblico percepisca altre qualità del candidato (competenza, affidabilità) in modo positivo, anche senza prove concrete.

Per rendere questo approccio efficace, può essere utile integrare nella propria strategia l’utilizzo di altri Bias, come ad esempio il Bias di Conferma: una volta che, infatti, il candidato è percepito come onesto, le persone tenderanno a cercare e interpretare informazioni che confermino questa convinzione, ignorando eventuali elementi contrari. 

Altri esempi concreti di come i Bias potrebbero contribuire a rafforzare una narrazione basata sull’onestà sono:

  • l’utilizzo di un’informazione iniziale forte (Bias di ancoraggio e Bias della disponibilità) per creare un punto di riferimento positivo che influenzi il giudizio successivo. Una strategia efficace in tal senso potrebbe essere quella di aprire una campagna con un messaggio forte che rafforzi l’associazione con l’onestà, ad esempio raccontando una vicenda specifica in cui il candidato ha dimostrato trasparenza e integrità;
  • l’adozione di un frame che permetta di inquadrare ogni tipo di azione condotta dal candidato in termini di maggiore integrità e trasparenza rispetto agli avversari. Il framing, soprattutto quando punta ad esaltare valori condivisi da una parte, può contribuire a rafforzare anche il Bias dell’ingroup, creando una contrapposizione tra un noi condiviso e un voi esterno che non possiede quelle caratteristiche;
  • l’associazione del candidato a un modello ideale che il pubblico percepisce come rappresentativo delle sue aspirazioni o valori (Bias di rappresentatività) può ulteriormente servire a mostrare il candidato come la persona più adeguata per risolvere i problemi delle persone a causa della sua integrità.

È evidente, dunque, come l’utilizzo integrato di alcuni Bias come quello di conferma, l’ancoraggio, il framing, la rappresentatività e l’Effetto alone, possa servire a costruire una narrazione politica coerente e, al tempo stesso, molto più potente di una strategia basata su uno o due soltanto di questi schemi mentali.

Selezionare i Bias in base alle proprie posizioni

L’efficacia dei Bias in politica risulta senza alcun dubbio amplificata quando questi strumenti sono utilizzati in modo coerente rispetto ai propri valori, al contesto e al messaggio che si intende trasmettere. 

Ad esempio, il Bias dello status quo può funzionare per un politico della compagine di governo, ma difficilmente potrà fare presa per un candidato dell’opposizione.

Ma non è tutto. Ripetere messaggi che consolidano l’identità del gruppo e confermano i valori fondamentali condivisi può rivelarsi un’arma davvero utile, per effetto del Bias di conferma, per rafforzare credenze preesistenti in elettori già convinti. 

Difficilmente, invece, potrà servire a cambiare le opinioni di elettori con visioni di partenza differenti; anzi, in alcuni casi, l’utilizzo del Bias di conferma, potrebbe contribuire a incrementare la polarizzazione.

Ogni Bias, pertanto, deve essere scelto con attenzione, tenendo conto del pubblico di riferimento e del messaggio che si vuole trasmettere, per garantire un impatto positivo e duraturo.

Utilizzare i Bias nel linguaggio verbale per migliorare l’attenzione

I Bias cognitivi possono essere utilizzati nei discorsi politici per rendere il messaggio più coinvolgente, emotivamente rilevante e facile da ricordare.

Attraverso l’uso strategico di parole chiave, metafore e strutture narrative, è possibile sfruttare Bias come l’effetto framing o la rappresentatività, influenzando la percezione del pubblico in modo naturale e potente.

Ad esempio, in un discorso che mira a enfatizzare la sicurezza potrebbe essere utile ripetere parole come “protezione,” “famiglia” e “futuro”. Queste parole chiave evocative sono fondamentali per creare associazioni emotive forti e facilitare il ricordo del messaggio. Se selezionate accuratamente, possono attivare altri specifici Bias cognitivi quali l’Effetto alone, il Bias di conferma e così via. 

In generale, uno dei modi per rendere più efficace, coinvolgente e memorabile la propria comunicazione verbale (il “parlare in pubblico”) consiste nel raccontare storie mirate a rafforzare il Bias di rappresentatività, aiutando il pubblico a identificarsi con chi sta parlando e a vedere quest’ultimo come un “modello ideale”. 

Un candidato che desidera essere ascoltato da un gruppo di cui si sente parte, non dovrebbe, quindi, avere paura a condividere la propria esperienza personale, raccontando, ad esempio, le difficoltà che ha incontrato nel suo percorso, gli ostacoli e le critiche che ha ricevuto. 

Mostrare, in alcuni casi, anche la propria fragilità non solo costruisce empatia, ma può innescare in alcune persone il Bias della rappresentatività, riuscendo a farsi avvertire maggiormente come “uno di loro”.

Utilizzare i Bias cognitivi per aumentare il coinvolgimento politico 

I Bias cognitivi possono essere sfruttati in politica per coinvolgere attivamente il pubblico, mobilitare sostenitori e rafforzare il legame emotivo con una causa o un candidato. 

Tra i Bias più utili per stimolare la partecipazione troviamo il Bias IKEA, il Bias dell’ingroup e l’Effetto carrozzone (bandwagon effect). Ecco alcuni esempi:

  • durante una campagna elettorale, un partito politico potrebbe chiedere agli elettori di proporre slogan o idee per il programma tramite sondaggi o consultazioni pubbliche online. Questo dà agli elettori un senso coinvolgimento attivo nel processo decisionale, sfruttando l’Effetto IKEA per favorire l’appartenenza e il consenso;
  • creare un forte senso di identità comune, basato su valori condivisi o un obiettivo collettivo, fomentando il Bias dell’ingroup, potrebbe, a tutti gli effetti, rafforzare la partecipazione attiva e favorire il consenso. Occorre, però, fare attenzione a non creare una polarizzazione eccessiva che potrebbe, invece, impedire il dialogo;
  • mostrare sondaggi favorevoli o endorsement di personaggi famosi a favore di un candidato può contribuire, a causa dell’Effetto carrozzone, ad aumentare il coinvolgimento e il consenso. Anche in questo caso, però, è fondamentale che le “prove sociali” siano autentiche e verificabili; manipolare numeri o creare sostegno falso rischia, infatti, di compromettere la credibilità.

Conclusioni

I Bias cognitivi, se utilizzati in modo etico e strategico, possono migliorare l’efficacia della comunicazione politica, guidare l’attenzione del pubblico e rafforzare il consenso. 

Per raggiungere tali obiettivi, devono, però, essere usati con cura, soprattutto quando il loro impiego viene aggiunto ad altre strategie come, ad esempio, quelle che coinvolgono i Social Media

È, infatti, molto importante che il loro utilizzo avvenga in modo naturale per non compromettere la fiducia e apparire manipolatori, specialmente in momenti delicati come in situazioni di crisi.

Non sono pochi i casi in cui, infatti, lo sfruttamento improprio di alcuni Bias su Instagram, Facebook e così via (ad esempio, il Bias dell’ingroup o l’Effetto carrozzone) si è rivelato un boomerang negativo per la parte politica che lo aveva promosso.

Qualora desiderassi approfondire l’argomento e/o costruire una strategia di comunicazione politica che includa l’utilizzo del framing e degli altri Bias in modo intelligente ed efficace, contattaci!

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