Che aria tira: fiutare il contesto politico per vincere le prossime elezioni
Hai deciso di candidarti per una carica pubblica, concorrendo per un seggio in consiglio municipale, comunale, regionale, oppure nel Parlamento nazionale o europeo. Magari, nel tuo caso, potresti aver deciso di competere per la carica di Presidente del Municipio, Sindaco o Presidente della Regione.
L’impegno politico, a prescindere dalla grandezza della comunità che ambisci a rappresentare e dal ruolo che andrai a ricoprire, consta di molti elementi che accomunano le varie cariche.
Confrontando la carica di consigliere comunale e quella di parlamentare, ad esempio, possiamo osservare come in entrambi i casi vi sia appartenenza ad uno specifico gruppo civico o politico, sia richiesta un’approfondita conoscenza del processo legislativo e sia necessario un contatto diretto e costante con il proprio elettorato.
Per vincere le elezioni, però, dovrai focalizzarti sulla campagna elettorale e comprendere profondamente il contesto entro cui ti andrai a muovere: le aree geografiche sono profondamente diverse tra loro e conoscerle è la prima regola per poterle rappresentare al meglio.
Le cariche politiche non sono tutte uguali e risentono profondamente del contesto in cui vengono rivestite. Dovrai conoscere le regole elettorali, le specificità demografiche e le tradizioni culturali. L’analisi del contesto politico, sociale, economico e culturale sarà parte integrante della tua strategia per vincere le elezioni.

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Le regole elettorali: capire come si vota per impostare la strategia
Al pranzo domenicale in famiglia, parlando della tua candidatura, avrai sicuramente sentito affermare con convinzione: “Cosa ci vuole per ottenere il seggio? Basta ottenere più voti degli altri!”. Purtroppo questo ragionamento, per quanto tendenzialmente corretto, è approssimativo e pertanto necessita di ulteriori approfondimenti.
Partiamo dalle regole elettorali. Siamo in un sistema proporzionale o maggioritario? L’elezione del Presidente della Regione è diretta (come nel caso del Sindaco dal 1993 in poi), oppure indiretta, e quindi frutto di una decisione successiva del Consiglio regionale (come avviene per la fiducia parlamentare al Governo)? È possibile, per l’elettore, esprimere un voto disgiunto (votando, per esempio, per un candidato consigliere e per un candidato sindaco di liste diverse) oppure il candidato consigliere e candidato sindaco devono necessariamente appartenere alla stessa lista? È possibile esprimere le preferenze? È previsto un secondo turno, come nel caso dei comuni con più di 15.000 abitanti, se nessun candidato sindaco supera il 50% al primo turno?
Tutto ciò è importantissimo per la definizione della strategia. Un’elezione diretta, infatti, consente un’elevata personalizzazione della campagna e obbliga a concentrarsi sulle caratteristiche personali e politiche del singolo candidato.
Ribadendo l’esempio del Comune e dei candidati sindaco, vincerà colui che otterrà più voti personali. Se Gianna Rossi otterrà un voto in più di Mario Bianchi, Gianna sarà eletta Sindaca e conterà sulla maggioranza dei seggi nel consiglio comunale.
In un’elezione indiretta, al contrario, si sceglie una lista. In questo caso, prevale la lista che ottiene più voti, ma non è detto che tale lista sia in grado di esprimere un Presidente – prendendo ad esempio il Consiglio Regionale della Valle d’Aosta o il Consiglio Provinciale dell’Alto Adige – del suo stesso colore politico.
Potrebbe darsi il caso, infatti, in cui vi sia maggior contiguità politica tra i secondi e terzi classificati e che questi, di comune accordo, riescano ad avere i numeri necessari per votare la fiducia alla Giunta, “scalzando” i primi classificati.
Anche in questo caso, come nell’elezione diretta, è importante focalizzarsi sulle caratteristiche personali e politiche del singolo candidato – classicamente il leader della lista che prenderà parte ai comizi elettorali e ai dibattiti – ma con una grossa differenza: egli dovrà tenere conto dell’eventualità di interagire in un secondo momento con gli altri partiti e liste, giacché non necessariamente le regole elettorali gli permetteranno di diventare leader con un voto in più.
In tale scenario, può essere utile mantenere un approccio conciliante nei confronti dei partiti e liste considerati più attigui e vicini ideologicamente, al fine di ottenere il loro supporto in un eventuale secondo turno oltre che nella formazione dell’eventuale squadra di governo.
Chi voglio rappresentare? Capire il territorio
Una volta approfondite le regole elettorali, è necessario capire chi sono gli elettori del territorio che ambiamo a rappresentare. Nella Prima Repubblica, ad esempio, l’Italia poteva contare sulla presenza di due grandi subculture politiche, riassunte nell’esistenza delle cosiddette “zona rossa” (Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria) e “zona bianca” (Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, parte della Lombardia e del Piemonte).
In quel contesto, un candidato democristiano a Bologna era ben consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato per ottenere la guida del Comune, in modo analogo ad un candidato comunista a Venezia, per esempio.
A differenza della Prima Repubblica, dal 1994 in poi si è affievolita molto l’importanza del voto d’appartenenza, a favore del voto d’opinione. In altre parole, seppur sia più facile per un partito di destra affermarsi in Veneto, e per uno di sinistra vincere in Emilia-Romagna in virtù di profonde ragioni socio-economiche, il candidato gode della possibilità di sovvertire questa tradizione con proposte politiche più o meno convincenti.
Pertanto, è importante capire chi sono gli elettori del territorio: come si informano? Quali sono le loro professioni? Come hanno votato alle scorse elezioni comunali, regionali, politiche ed europee? Quali sono le loro ragioni di eventuale insoddisfazione o malcontento nei confronti dell’amministrazione in carica? Dalle risposte a queste domande, ci sarà possibile impostare una strategia comunicativa che tenga conto delle maggiori priorità percepite sul territorio e dei valori simbolici e culturali di riferimento, che sono estremamente importanti nella dimensione emotiva della campagna elettorale.

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L’analisi del contesto, nozioni pratiche
In vista della tua prossima campagna elettorale, vogliamo mostrarti come sfruttare l’analisi del contesto politico, economico, sociale e culturale per ottenere un vantaggio competitivo rispetto ai tuoi avversari.
1. Studia la legge elettorale vigente
Ti candidi a Sindaco in un Comune con più di 15.000 abitanti? Sfoggia le tue idee e la tua personalità, presenta il tuo programma nei comizi e nelle trasmissioni dei media locali, mobilita i tuoi fedelissimi e recluta una squadra di volontari affidabili.
Non dimenticare, però, che potresti non ottenere il 50% più uno dei voti. In quel caso, al secondo turno dovrai ricercare un supporto programmatico e ideologico in candidati i quali, fino a poche ore prima, erano tuoi avversari.
È impensabile ottenere l’appoggio di chi è diametralmente all’opposto sul piano programmatico e ideologico, tuttavia è possibile trovare sintonia con candidati politicamente più prossimi.
Già dal primo turno, pertanto, potrai ragionare nell’ottica di attrarre non solo i tuoi elettori, ma anche quelli del candidato a te più vicino, mantenendo un approccio sì assertivo, ma anche conciliante e aperto, evitando di affrontare temi che potrebbero dividerti in maniera netta dai tuoi potenziali futuri alleati. In fondo, la politica è anche compromesso.
2. Studia le sensibilità politiche del territorio
In un territorio tradizionalmente di sinistra, l’elezione di un parlamentare di destra nel collegio uninominale è impresa quantomeno ardua, ma non impossibile.
Una possibile strategia potrebbe prevedere lo “spostamento al centro”, andando ad attrarre gli elettori al centro dello schieramento politico, anziché spostandosi a destra. In questo modo, sarà possibile mantenere i propri tradizionali elettori di destra (anche la maggior parte di quelli delusi dallo spostamento al centro, che non avrebbero alternative credibili per la vittoria del collegio giacché non voterebbero in nessun caso a sinistra) ed attrarre nuovi elettori di centro e di centro-sinistra.
È fondamentale far leva su temi civici, più che politici, presentando una candidatura trasversale e pragmatica, incentrata su tematiche locali. L’elezione del parlamentare di destra è tanto più probabile, quanto maggiore è l’influenza del voto di opinione rispetto a quello di appartenenza.
Questo ragionamento, ovviamente, è valido anche nel caso opposto, ovvero quello dell’elezione di un parlamentare di sinistra in un territorio tradizionalmente di destra.
3. Trova il tuo elettorato di riferimento
In alcune regioni, su tutte il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta, spicca la presenza di partiti etnoregionalisti che sono espressione di una forte identità culturale, regionale o etnica. Qui, il voto viene spesso attribuito su basi identitarie e di appartenenza etnica.
I cittadini che si riconoscono in questa offerta politica non sono disposti, a prescindere e per ragioni storicamente molto radicate e profonde, a valutare candidature alternative. A differenza di quanto accade in territori facenti parte delle ex zone bianche o zone rosse, qui il risultato finale pare essere già scritto e i collegi non contendibili.
In questi contesti, è fondamentale comprendere quale sia il proprio elettorato di riferimento, incentrando la propria strategia comunicativa su questa specifica fascia di popolazione e, in misura minore, sul resto dei potenziali elettori.
È vero infatti che lo scopo di un’elezione è attrarre quanti più voti possibile. D’altro canto, disperdere le proprie energie e risorse su una fascia di popolazione molto ampia, che include anche cittadini molto distanti dalla propria offerta politica, può portare all’effetto distorto della dispersione di energie e risorse. Si tratta di un errore grave e comune all’interno di una campagna elettorale.
4. Studia il fenomeno dell’astensionismo
La frase ricorrente, all’indomani delle elezioni politiche, è la seguente: ha vinto l’astensionismo. Purtroppo è vero, ma come tutte le minacce, anche l’astensionismo nasconde un’opportunità.
Pensiamo all’ascesa del Movimento 5 Stelle, capace ai suoi albori di intercettare elettori lungo tutto lo schieramento politico, da destra a sinistra. Proprio per questo, il tradizionale bipolarismo destra-sinistra aveva visto emergere, almeno inizialmente, un terzo protagonista.
Nella consueta competizione bipolare della Seconda Repubblica, i leader pentastellati avevano attratto il voto di una larga fetta di elettori delusi e sfiduciati dall’offerta politica esistente, ottenendo risultati elettorali molto significativi a livello nazionale.
Il ragionamento si applica anche al livello micro: nel tuo Comune, nella tua Regione e, perché no, nel tuo Municipio. Perché gli elettori non votano? Cosa si aspettano dalla politica? Quali novità potrebbe offrire la mia candidatura o quella della mia lista? Ricordati che l’astensionista non è destinato a rimanerlo per sempre, e non è detto che il suo sia un approccio distaccato o apatico nei confronti della cosa pubblica.
Più probabilmente, la sua è l’attesa di un candidato convincente e credibile: quel candidato potresti essere tu.
5. Studia i trend delle discussioni sul web
È senza ombra di dubbio importante essere presenti fisicamente sul territorio, per svolgere numerose attività nella campagna elettorale tra cui l’organizzazione dei comizi, del volantinaggio e per incontrare i cittadini in occasioni più o meno formali.
L’avvento di internet ci ha offerto ulteriori ed innumerevoli strumenti, da cui attingere informazioni utili sui nostri potenziali elettori e sul nostro territorio. Per esempio, è fondamentale svolgere un’attività di monitoraggio web, che tenga conto delle parole chiave principali che contraddistinguono un argomento, così da inserirsi nel flusso di opinioni con propri contenuti originali, influenzare ed orientare il dibattito.
Google Trends, ad esempio, ci permette di cogliere l’andamento delle discussioni che si creano attorno ad un determinato argomento, nonché la relativa geolocalizzazione. Digitando il termine “sicurezza”, ad esempio, potremmo cogliere che gli utenti che hanno cercato questo termine hanno cercato anche “sicurezza postale” e “sicurezza sul lavoro”, e che le città dove il termine è maggiormente ricercato sono Bergamo, Udine e Brescia.
Oppure, sempre tramite lo stesso strumento, potremmo cogliere che il termine “diritti civili” gode di peculiare interesse nelle regioni Liguria, Campania e Sardegna, e che i cittadini che digitano tale termine sul web ricercano anche argomenti come “diritti politici” e “unioni civili”.
Molto utile è anche Google Ads. Tramite questo strumento, tra le altre cose, possiamo analizzare le particolari declinazioni di un determinato argomento, andando a capire quali sono le parole chiave più ricercate relativamente ad esso. Digitando “sostenibilità” e circoscrivendo la ricerca alla Toscana, ad esempio, potremmo ottenere come parole chiave “sviluppo sostenibile”, “sostenibilità ambientale” e “agricoltura sostenibile”.
Un altro alleato per la nostra campagna elettorale può essere Google Alert, che ci avvisa (ogni settimana ogni giorno, oppure appena possibile, a seconda delle nostre preferenze) ogni qual volta ci sono delle novità su un argomento di nostro interesse, così da rimanere aggiornati sulle ultime notizie, per esempio in campo economico.
Vale la pena spendere qualche parola anche su Twitter. La sua importanza è direttamente proporzionale alla grandezza del collegio elettorale: più importante è l’elezione, più ci è utile. Oltre che per cementare la nostra presenza social, Twitter ci offre la possibilità di personalizzare le discussioni di tendenza in base alla nostra specifica area di interesse. In Umbria, ad esempio, i top trends potrebbero essere #sanità e #dissestoidrogeologico: presumiamo quindi che in questo territorio ci sia un particolare interesse e sensibilità per i temi sanitari e ambientali.
Che dire poi dei gruppi Facebook? Il classico “bar di paese” è oggi sia online che offline. Una pagina o un gruppo, come potrebbe essere “Sei di Modena se…” accoglie molto spesso un campione significativo di residenti del territorio, che si incontra sul web per discutere di una problematica ed offrire una propria personale soluzione.
Per il politico è importante sviluppare una presenza anche qui, oltre che su Google e i “nuovi social” più legati all’immagine come Instagram e Tiktok: è cruciale rimanere al passo con il sentimento popolare che, sempre più, si esprime attraverso i canali digitali.
6. Studia la dieta mediatica dei cittadini del territorio
I cittadini di quel collegio elettorale, o di quel territorio, non si informano solo su internet: la televisione riveste ancora oggi un ruolo importantissimo a tutti i livelli, nazionale, regionale e comunale.
Le televisioni nazionali, nei loro periodi di massimo share, hanno spesso ospitato esponenti politici intenzionati ad attrarre il voto di una specifica fascia anagrafica della popolazione, ad esempio i più giovani.
Nelle televisioni locali o regionali è tutt’altro che raro il ricorso al dialetto per sfruttare un’eventuale “spinta identitaria” e accreditarsi come autenticamente autoctoni. Un dettaglio assolutamente non trascurabile è, poi, il fatto che le emittenti locali possano trasmettere gli spot elettorali.
Che dire poi dei quotidiani, delle riviste e delle radio? Ogni Regione, ogni città, perfino ogni quartiere ha i propri, con specifiche peculiarità ed approcci più o meno consolidati. Chi ambisce a rappresentare il territorio non può prescindere dall’accreditarsi anche tramite questi canali, studiandone il pubblico di riferimento e le modalità di interazione.

Conclusioni
Le prossime elezioni amministrative, regionali, politiche o europee si avvicinano e non vuoi farti cogliere alla sprovvista? In questo caso sarà necessario approfondire il contesto politico, sociale, economico e culturale in cui ti trovi, a maggior ragione se non sei nato nel territorio in cui ti candidi.
È fondamentale conoscere i propri potenziali elettori e i propri avversari, nonché le regole del gioco per elaborare una strategia adeguata. Come complemento essenziale dell’analisi strategica, è poi imprescindibile possedere uno slogan credibile, veritiero, conciso e coinvolgente, che possa parlare a tutti gli elettori a prescindere dal proprio livello di scolarizzazione e di interesse per la politica.
Come spesso accade, non esiste una strategia buona “per tutte le stagioni”. Esistono alcune buone pratiche – e le principali le abbiamo elencate e descritte in questo articolo – che constano di elementi online e offline. Per elaborare la strategia, però, è necessario applicare questo breve vademecum al contesto specifico in cui ti trovi e, ove necessario, affidarsi a dei professionisti delle campagne elettorali.
Che aria tira nel tuo territorio? Sarai in grado di farti eleggere? Scopriamolo insieme.
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