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TikTok: il nuovo modo di fare comunicazione politica

Il modo di fare comunicazione politica, dagli anni Novanta ad oggi, si è modificato radicalmente: dalle piazze nelle città siamo passati alle piazze virtuali, da Facebook siamo arrivati a TikTok. La politica si è evoluta, ha cercato e cerca nuovi modi per fare campagna elettorale, per arrivare a fasce sempre più ampie di elettorato.

Dal 2008, in Italia, tutta la comunicazione si svolge attraverso internet e i social, riuscendo ad ottenere un’ampia risonanza delle notizie in tempo reale. Pagine social, giornali online, video e dirette di interi telegiornali: con l’avvento di Facebook e Twitter, la comunicazione e l’informazione sono diventate immediate.

 

TikTok

 

Ma nel 2020, l’incubo degli adolescenti e dei ventenni è quello di avere tra gli amici di Facebook i propri genitori che controllano tutto quello che viene pubblicato o postato. O, peggio ancora, di avere in bacheca foto imbarazzanti della giornata in montagna o dell’ennesima festa di famiglia. La gogna social e sociale di una generazione che vive la propria vita anche tramite i social. Serviva qualcosa di nuovo, fuori dalla portata degli “adulti”.

L’unica soluzione è quella di spostarsi su un social nuovo, anzi nuovissimo: TikTok.

TikTok è un social network nuovo, fresco, fatto di video invece di lunghi stati da scrivere, di hashtag e canzoni riadattate, effetti per rendersi più belli o più divertenti. Insomma, tutto ciò che fa gola alla nuova generazione.

Ma come tutti i canali social, prima o poi, arrivano anche gli adulti con i loro video, i loro discorsi, il loro valori. E la loro politica. TikTok, quindi, è davvero pronto ad affrontare l’invasione della politica vecchio stampo?

“Su TikTok non si fa politica”

I Termini di Servizio di TikTok stabiliscono l’impossibilità di “fare politica” sulla piattaforma. Non una parola sul massacro di piazza Tienanmen o del genocidio in Cambogia. Ai moderatori è fornita una lunga lista di capi di Stato che non possono essere citati. Ed ancora, gli annunci a pagamento:

Niente annunci a favore o contro un politico o un partito. No ad annunci elettorali. Niente annunci che criticano o esaltano provvedimenti di un governo”

Queste sono le linee guida che TikTok ha rilasciato e visionabili da tutti gli utenti. Ma, ovviamente, queste sono le regole di base per il corretto utilizzo e se si seguo alla lettera le direttive, la politica non è più un tabù.

La nuova generazione si interessa all’ambiente, ai diritti e alla politica; ma se ciò avviene sotto forma di video è meglio. Gli esponenti di Fridays for Future sensibilizzano alla tutela ambientale con le colonne sonore. Feroza Aziz fa conoscere la persecuzione dei mussulmani Uiguri.

 

Feroza Aziz TikTok

Feroza Aziz

 

Ma la vera sfida è quella che sottolinea Maria Cristina Antonucci, docente di Comunicazione politica alla Sapienza di Roma. “La natura di intrattenimento di questo social ne rende difficile un uso politico in senso classico”. Serve un nuovo modo di fare politica, ad hoc per il nuovo social. “TikTok non si usa come Facebook e Twitter“.

In Italia, Giorgia Meloni è la prima a diventare virale. Il remix di “Io sono Giorgia” si attesta sui 25 milioni di visualizzazioni. L’hashtag #lebimbediconte conta 4 milioni di visualizzazioni. A novembre Giorgia Meloni e Matteo Salvini aprono un loro profilo, cercando di arrivare ai nuovi elettori: Meloni dopo meno di un mese abbandona la piattaforma, Salvini resiste, posta e riesce a diventare virale. La politica arriva su TikTok.

Arrivare alla nuova generazione.

Un social che conta più di mezzo miliardo di utenti alla fine del 2019, in occasione delle campagne elettorali fa gola a tutti. Ma non tutti i politici riescono ad usare un mezzo tanto versatile. Colonne sonore ed effetti che si concentrano in video di 15 secondi possono essere un boomerang per la politica. In un primo momento, non erano gli adulti a fare politica ma i giovani. Coreografie su remix. Challenge sulla quarantena. Sensibilizzazione ambientale. Il problema era solo capire come utilizzare tutto ciò.

Per essere un trend su TikTok, prima di tutto, non bisogna pensare di imitare i giovani iscritti. Come afferma Filippo Sensi, Consulente politico italiano. “Non si deve essere giovanili a tutti i costi. I giovani, quelli veri, se ne accorgono e rifiutano l’atteggiamento“.

Ma la nuova generazione non è la precedente. È cambiato il linguaggio e il modo di comunicare. Sono cambiati gli ideali e il modo di combattere in quel che si crede. E quel che era giusto con i nati negli anni Novanta è sbagliato con i Duemila.

Un social nuovo con un nuovo linguaggio che si focalizza su “un lavoro sul brand personale che risponde alla necessità del leader di essere popolare“. Così lo definisce Edoardo Novelli, docente di comunicazione politica all’Università di Roma Tre. “TikTok – continua Novelli – è uno strumento che va nella direzione del ridurre la distanza tra il politico e il suo potenziale elettore. In passato autorità prestigio e competenze erano gli elementi su cui puntava la comunicazione politica. Ora tutto si basa sul io sono come te, faccio quello che fai tu“.

Al momento l’obiettivo richiesto a qualsiasi staff politico è quello di arrivare alla fascia di età 16-24 anni. Una generazione irraggiungibile in altro modo.

TikTok e Matteo Salvini

Mentre gli staff politici continuano a domandarsi se aprire un profilo per il proprio candidato, Matteo Salvini è già tra i più visualizzati. E per lui sembra valere la regola del “purché se ne parli”.

290 mila follower. Video con un milione e mezzo di visualizzazioni, in media. Più di 100 mila like per ogni video. Su TikTok sono numeri da influencer. Attività quotidiane, orgoglio italiano, risposte alle domande degli utenti, critiche al politicaly correct: sembra essere questa la ricetta vincente.

Matteo Salvini sembra essere riuscito ad arrivare dove i suoi colleghi sembra abbiano fallito. Ma le critiche sono dietro l’angolo, poste in mezzo ai commenti positivi e a chi scrive che, forse, Salvini inizia ad avere ragione.

Matteo Salvini TikTok

 

Su TikTok basta toccare i tasti giusti, gli argomenti trend e si diventa virali. Potrebbe bastare a conquistare politicamente anche l’inesplorata generazione elettorale?