comunicazione politica

5 libri e 5 film sulla comunicazione politica da non perdere

Comunicare, comunicazione politica, comunicare in campagna elettorale. Che vogliate seguire un candidato in veste di portavoce, lavorare ai discorsi della campagna, alla redazione del programma elettorale, all’analisi dell’elettorato, alla gestione degli account social, questi sono 5 libri – scelti tra un’infinità di testi – e 5 film sulla comunicazione politica che, secondo noi, non dovete assolutamente perdere per avere uno sguardo onesto e a tutto campo su un settore in continuo mutamento.

Per segnalarci altri titoli, scrivici a: info@respolitics.it

Libri

1) Gianluca Giansante, “La comunicazione politica online. Come usare il web per costruire consenso e stimolare la partecipazione”

Quanto il web può essere utile in una campagna elettorale? Come trasformare il seguito sui principali social network in consenso? Gianluca Giansante, ricercatore, consulente politico e digital strategist, in questo saggio riesce – con esempi e dati alla mano – a dimostrare quanto la Rete possa avvicinare candidati ed elettori.

2) George Lakoff , “Non pensare all’elefante”

George Lakoff, uno dei più famosi linguisti al mondo, ama sottoporre i suoi studenti del corso di Scienze cognitive e Linguistica all’Università di Berkeley, a un piccolo esperimento: qualunque cosa possa accadere, non devono in nessun modo pensare all’elefante.

Ovviamente tutti gli studenti, appena il professore conclude la frase, pensano proprio all’elefante. Il libro è una raccolta di saggi scritti dal 2001 in poi ed è un ottimo spunto per analizzare e capire il linguaggio umano applicato al discorso politico

3) Christian Salmon, “La politica nell’era dello storytelling”

Salmon è membro del Centre de Recherches sur les Arts et le Langage (CNRS). Nel 1993 ha fondato, con la collaborazione di più di trecento intellettuali provenienti da ogni parte del mondo, il Parlamento internazionale degli scrittori. Dopo il fortunatissimo “Storytelling. La fabbrica delle storie”, lo studioso francese torna ad analizzare il fenomeno del racconto persuasivo.

Spaziando tra slogan famosi come “Yes we can” e il francesissimo “Le changement c’est maintenant”, evidenziando paradossi di un mondo che – per esempio – dice di voler unire i popoli e poi alza muri,  Salmon cita Kundera per capire “Come fuggire da un paradosso terminale?”. La risposta è semplice: “Il senso del paradosso terminale può essere riassunto così: Dio ci punisce esaudendo i nostri desideri. Dobbiamo allora pregare Dio affinché non ci ascolti”.

4) Giovanna Cosenza, “SpotPolitik. Perche la “casta” non sa comunicare”

Giovanna Cosenza è professore ordinario di Semiotica dei nuovi media all’Università di Bologna. La Spotpolitik di cui parla è un modo di sottovalutare la comunicazione politica relegandola alla creazione di due slogan e due paroline messe lì “tanto per fare scena”.

La Cosenza mettendo sotto accusa tutti i partiti italiani – ripercorrendo errori comunicativi che, dal 2007 al 2011, non hanno risparmiato nessuno – ci avverte però che non siamo ancora fuori pericolo. Il rischio di vedere esempi di cattiva comunicazione in politica c’è ed è presente. Questo libro è un buon punto di partenza per capire cosa si può cambiare. Anche oggi.

5) Wanda Marra, “Vendere un’idea. Il consenso e la politica nell’era Renzi”

Wanda Marra, giornalista de Il Fatto Quotidiano, in questo libro analizza – grazie a sue conversazioni con esperti e a studi di settore – i passi necessari per costruire un consenso attorno alla figura di un leader.

Lo fa partendo dall’esempio più prossimo come quello di Renzi, estremamente attento quando era premier-segretario alla strategia comunicativa/politica da adottare, arrivando a discorsi psicologici sulla costruzione del personaggio, passando per l’uso che si fa dei social nell’attività di governo.

Film

  1. Viva La Libertà, cosa accadrebbe se un politico del centrosinistra, leader dell’opposizione e in calo nei sondaggi, sparisse dalla circolazione e il suo staff, per non destare sospetti, lo rimpiazzasse con il fratello gemello? Nulla, se non fosse che il “sostituto” è un professore di filosofia appena uscito dall’ospedale psichiatrico che soffre di depressione bipolare. Un impareggiabile Toni Servillo per un film sull’importanza della comunicazione e dell’immagine di un politico.
  2. Le idi di marzo, George Clooney dirige e interpreta una pellicola sul lato oscuro della politica americana. L’ambientazione è un’accanita campagna per le primarie democratiche. Un ottima prova cinematografica che offre uno sguardo crudo sul meccanismo di una competizione. Ottimo anche Ryan Gosling nei panni del giovane comunicatore del candidato Clooney.
  3. Il discorso del Re, il film per antonomasia sul public speaking. Colin Firth è Bertie, duca di York e secondo figlio di Re Giorgio V. Affetto da una forma di balbuzie molto grave da quando era bambino, il protagonista fatica a parlare ai suoi cittadini in diverse occasioni pubbliche. Deciso a risolvere il problema, Bertie si rivolgerà al logopedista Lionel Logue (Geoeffrey Rush) e ai suoi metodi anticonvenzionali.
  4. Game Change, ascesa di Sarah Palin (Julianne Moore), governatrice dell’Alaska, alla nomination come candidata vice presidente repubblicana per le elezioni USA del 2008. Molto interessante per capire la costruzione del brand politico.
  5. W., Oliver Stone firma una biografia non autorizzata di George W. Bush junior, dagli anni del college, ai problemi di alcolismo. La pellicola tocca anche la candidatura a governatore del Texas e a quella di Presidente degli Stati Uniti. In W. c’è tutto: brand politico, scrittura discorsi, gestione delle crisi. Un bel lavoro e un bravissimo Josh Brolin.

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