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La strategia social di Donald Trump: 10 tweet più eclatanti

La strategia social di Donald Trump è nota per essere talvolta inusuale e fuori dagli schemi. Strategie comunicative che però l’hanno reso, nel bene o nel male, il personaggio che è oggi e che, secondo alcuni, gli hanno addirittura permesso di raggiungere la Casa Bianca.

Pochi giorni dopo la sua elezione, Donald Trump ha dichiarato in un’intervista alla CBS che avrebbe continuato ad usare Twitter anche da Presidente, promettendo però che sarebbe stato “più misurato”, in poche parole, più politically correct di quanto non abbia fatto nel corso della sua campagna elettorale.

Quattro anni dopo, quasi al termine del suo primo mandato presidenziale, ci siamo chiesti: è andata veramente così? Quale è stata la strategia comunicativa social adottata dal Tycoon in questi anni?

Sfruttando il Trump Twitter Archive, abbiamo analizzato i cinguettii di Donald Trump, 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, per estrapolare i 10 tweet più eclatanti della sua presidenza, nonché quelli più esemplificativi delle strategie social da lui adottate.

Perché Twitter?

Con oltre 155 milioni di followers tra Instagram, Facebook e Twitter, Donald Trump è certamente uno dei personaggi più seguiti in assoluto sui social network.

La piattaforma prediletta, e sulla quale riscontra maggiore successo, è però Twitter, dove è presente con due diversi account. Il primo, @realDonalTrump, è il profilo personale del Tycoon aperto nel 2011 che ad oggi conta oltre 76 milioni di followers. Il secondo è @POTUS (President Of The United States), l’account ufficiale del Presidente, con oltre 30 milioni di followers.

The Donald ricorre così spesso all’utilizzo della piattaforma di microblogging che Kellyanne Conway, una sua consulente, ha rivelato che “Trump ha bisogno di twittare tanto quanto noi abbiamo bisogno di mangiare”.

Una recente inchiesta del New York Times riporta infatti che dal Gennaio 2017, il Presidente ha postato oltre 11mila tweet, con una media di 10 contenuti al giorno.

Donald Trump come celebrità su Twitter nasce però in tempi insospettabili. Era il 2014 quando il Tycoon, allora conduttore del celebre show televisivo The Apprentice, era già seguito con ampio interesse sul social, tanto da farlo vantare di essere uno dei migliori autori di tweet in circolazione.

https://twitter.com/realDonaldTrump/status/491324429184823296

La top ten dei tweet più eclatanti di Donald Trump

Schietto, sincero, politically uncorrect. In una parola: autentico. Sono queste le parole che descrivono lo stile comunicativo di Donald Trump, che è in grado di rendere virale un post di sole 280 battute semplicemente scrivendo quello che pensa, senza troppi giri di parole.

Lo stile del Presidente è lineare: uso di punti esclamativi, ripetizione di parole (se ve lo state chiedendo, “Loser”, “Perdente” è la più utilizzata), uso delle maiuscole per “strillare” il messaggio. Donald Trump alterna post in cui attacca qualcuno o qualcosa (quasi 6mila post dall’inizio della Presidenza) ad altri più ironici e sarcastici.

Ognuno dei post che segue spiega un tratto comunicativo dello stile del Presidente più seguito di sempre sui social network, illustrandone punti di forza e punti di debolezza.

10. DA @POTUS A @REALDONALDTRUMP: IL PRIMO TWEET DA PRESIDENTE

https://twitter.com/realDonaldTrump/status/822421390125043713

“Tutto comincia oggi. Ci vediamo alle 11.00 per il giuramento. IL MOVIMENTO CONTINUA – IL LAVORO INIZIA!”

È il 20 gennaio 2017 e il 45esimo Presidente degli Stati Uniti annuncia ufficialmente così l’inizio del suo mandato, poco prima del giuramento. L’account utilizzato è quello personale di Donald Trump, @realDonaldTrump. L’account @POTUS sarà infatti attivato solo dal tardo pomeriggio, ma anche successivamente, The Donald continuerà ad utilizzare il suo account personale. @POTUS verrà usato principalmente per ritwittare i contenuti di @realDonaldTrump e dell’account della Casa Bianca (@WhiteHouse).

La scelta è inusuale, ma la strategia è vincente. Come abbiamo detto, Donald Trump non era nuovo ai social network e a Twitter in particolare, già da molto tempo prima che diventasse Presidente. Da sempre, l’account @RealDonaldTrump è stato usato da The Donald per riportare senza troppi giri di parole le sue opinioni, anche quelle più scomode.

Continuare ad utilizzare quello stesso account ha permesso a Trump di mantenere una coerenza comunicativa, senza tra l’altro dimenticare che essendo il suo account personale, gode di totale libertà di espressione. In pratica, si può permettere di essere se stesso, cosa che non potrebbe fare utilizzando un account più istituzionale quale @POTUS.

9. L’USO DEI PUNTI ESCLAMATIVI: L’INVITO A GM A PRODURRE RESPIRATORI

https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1243559373395410957?ref_src=twsrc%5Etfw

Il 27 marzo 2020, per far fronte alla crescente necessità di ventilatori polmonari per i pazienti Covid-19, il Presidente ha sollecitato con toni piuttosto accesi la General Motors a riaprire lo stabilimento di Lordstown “stupidamente abbandonato” e a produrre respiratori.

Oltre al solito uso delle lettere maiuscole, Trump non lesina sull’utilizzo dei punti esclamativi, tratto caratteristico del suo stile comunicativo.

Trump fa infatti ampio uso di questo segno di punteggiatura diventato uno dei suoi tratti distintivi e spesso i suoi post sono diventati oggetto di attenzione proprio per via dell’uso quasi esagerato che ne fa.

Se vi state chiedendo quale sia il suo record, la risposta è 15. Era la notte degli Oscar del 2 marzo 2014 e Donald Trump se la prese questa volta con l’Academy.

https://twitter.com/realDonaldTrump/status/440340633107324929

8. L’USO DELLE MAIUSCOLE: LA REAZIONE ALL’ACCUSA DI IMPEACHMENT

A proposito di maiuscole nei post. Uno dei momenti che ha segnato il Primo mandato presidenziale di Donald Trump è stato sicuramente l’avvio della procedura di impeachment. La messa in stato di accusa del Presidente è stata avviata il 24 settembre 2019 dalla Speaker della Camera Nancy Pelosi. Il 18 dicembre 2019 Trump è stato dichiarato colpevole dalla Camera per abuso di potere e ostruzione al Congresso, previo poi essere assolto dal Senato il successivo 5 febbraio 2020.

Il tema è stato ripreso dal Presidente in ben 635 post su Twitter. Il 18 dicembre, poco prima del voto della Camera, Donald Trump twitta tutta la sua disapprovazione circa il processo che sta per subire. Il post è scritto per intero in lettere maiuscole e i toni sono piuttosto accesi.

Inoltre, analizzando i tweet, si nota come il termine “impeachment” sia stato accostato per ben 88 volte al termine “HOAX” (“bufala”, “inganno”) il più delle volte scritto proprio in maiuscolo.

L’obiettivo è quello di far diventare una parola con accezione negativa una sorta di slogan. In questo modo, un fatto, come l’impeachment in questo caso, o un concetto, sarà sempre accostato inconsciamente a quella parola rimarcata ripetutamente in caratteri cubitali.

7. I RETWEET: QUANDO DONALD TRUMP CONDIVISE INFORMAZIONI TOP SECRET

Trump posta tantissimi tweet ogni giorno, ma non tutti sono suoi. The Donald è infatti molto attento a tutti i contenuti in cui viene taggato e ama ri-condividerli sul suo profilo. In questo modo il suo profilo diventa a tutti gli effetti una vetrina in cui mostrare il consenso e l’appoggio dei suoi sostenitori, oltre che una sorta di rassegna dei contenuti che lo riguardano. Così facendo, però, il rischio di commettere uno scivolone social è dietro l’angolo.

Un esempio. Era l’8 agosto 2017 quando Trump ritwittò un post di Fox News che rivelava alcune informazioni top secret del Governo. Il tweet è stato oggetto di successive critiche da parte del Partito Democratico proprio per la nonchalance con la quale il Presidente non solo non ha condannato la fuga di notizie, ma ha addirittura contribuito alla sua diffusione.

Non era però la prima volta che Trump cascava in un tranello del genere. Nel 2014 fu vittima di uno scherzo da parte di un utente, Philip Bradbury, il quale chiese al Tycoon di condividere un’immagine dei defunti genitori che a suo dire erano suoi grandi fan. Trump non ha esitato a esaudire la richiesta, senza però accorgersi che l’immagine ritraeva due noti serial killer, Fred e Rose West.

Nessuna di queste vicende però pare aver insegnato la lezione al Tycoon. Il 9 marzo 2020, infatti, Trump ha ritwittato un post contenente l’estratto di un discorso di Joe Biden nel quale il candidato democratico dichiara la resa e invita gli elettori democratici a votare per Trump alle prossime elezioni. Peccato che qualche ora dopo lo stesso Twitter abbia etichettato il post come “fake news”.

Ritwittare i cinguettii di altri utenti può essere molto utile, ma bisogna stare molto attenti a ciò che si condivide. La figuraccia è dietro l’angolo.

6. L’UTILIZZO DELLE IMMAGINI: I FOTOMONTAGGI DI ROCKY BALBOA E GAMES OF THRONES

Il 27 novembre 2019 Trump twitta un’immagine di sé che lo ritrae nei panni del noto pugile Rocky Balboa. Il fotomontaggio è stato creato sulla locandina del film cult “Rocky III” del 1982. Il tweet non era accompagnato da nessuna didascalia, tanto da scatenare la fantasia degli utenti circa il significato dell’immagine. L’interpretazione più quotata è che il Tycoon volesse mostrarsi come un vero combattente. Qualunque fosse il messaggio che Trump voleva trasmettere, pare però essere riuscito nel suo intento: suscitare l’attenzione del web scatenando logiche di viralità (il post è infatti stato retwittato oltre 191mila volte).

Non era la prima volta però che Donald Trump utilizzava riferimenti cinematografici per mandare messaggi diventati poi virali. Il 2 novembre 2018 comparve sull’account @realDonaldTrump un tweet contenente solo un’immagine del Tycoon con la scritta “le sanzioni stanno arrivando”, rivisitando la celebre espressione della serie Games Of Thrones. Il riferimento, questa volta, era alle sanzioni che gli Stati Uniti stavano prendendo nei confronti dell’Iran.

5. GLI AUTO ELOGI: TRUMP E IL MURO AL CONFINE CON IL MESSICO

Secondo il New York Times, ci sarebbe una sola persona che Trump non ha mai attaccato nel corso della sua presidenza e che, anzi, elogia ripetutamente: se stesso. Il Tycoon avrebbe infatti postato oltre 2mila contenuti nei quali si auto-complimenta per il suo operato.

Celebre il tweet con il quale il 13 maggio 2015, in piena corsa per la Presidenza, annunciò che non avrebbe avuto problemi a costruire il discusso muro al confine con il Messico promesso nel corso della campagna perché “Sono il miglior costruttore, basta guardare cosa ho costruito!”.

Il Tycoon newyorkese non era certo nuovo a tweet di questo tipo. Già nel 2013 un suo post divenne celebre per le seguenti parole: “Scusate perdenti e haters, il mio quoziente intellettivo è uno dei più alti – e voi lo sapete”.

Dal momento che sull’operato di Donald Trump ricadono spesso e volentieri critiche, soprattutto da parte della stampa, lui risponde sottolineando invece quali siano le sue qualità e i successi ottenuti. “Stay positive” direbbe lui, anche questa un’espressione usata più volte nei suoi tweet.

4. GLI ATTACCHI DIRETTI AGLI AVVERSARI: LE TENSIONI CON IL LEADER NORDCOREANO

È il 22 settembre 2017 quando dal suo account Twitter Donald Trump definisce, senza troppi giri di parole, il leader nordcoreano Kim Jong-un un “pazzo a cui non interessa far morire il suo popolo”.

Pochi mesi dopo, il 3 gennaio 2018, le tensioni tra Stati Uniti e Nord Corea si fanno sempre più aspre tanto che l’inquilino della Casa Bianca arriva a minacciare pubblicamente dal suo account il leader nordcoreano: “Qualcuno lo informi che anche io ho un pulsante nucleare sulla mia scrivania, molto più grande e più potente del suo, e il mio funziona!”. Rispondendo alle preoccupanti minacce di Kim Jong-un con un’altra minaccia, altrettanto inquietante: quella di scatenare una guerra nucleare.

3. L’USO DEI NOMIGNOLI: DALL’UOMO RAZZO A SLEEPY JOE

Tra le pratiche comunicative preferite da The Donald vi è quella di trovare dei nomignoli fantasiosi, più o meno simpatici e tendenzialmente ironici, per i suoi rivali politici. Nomignoli che sono presto diventati virali in Rete.

Alcuni esempi celebri. Abbiamo detto delle tensioni tra Stati Uniti e Corea del Nord. Era il 17 settembre 2017 quando con un tweet, Trump definì Kim Jong-un “The rocket man”, ossia “l’uomo razzo”, proprio per via delle minacce avanzate dal leader nord coreano di ricorrere all’uso di testate nucleari.

Negli ultimi mesi del 2019, invece, bersaglio prediletto di Trump è stato il candidato alla nomina democratica Joe Biden.

Avevamo tra l’altro parlato delle strategie comunicative dei candidati democratici qui.

Joe Biden, ex Vice di Obama negli otto di Presidenza, è stato definito ripetutamente dall’attuale inquilino della Casa Bianca “Sleepy Joe”. Era il 25 aprile 2019 quando Trump twittò: “Benvenuto in gara Sleepy Joe”, poco dopo l’annuncio ufficiale della sua candidatura per la corsa alla Presidenza.

Ma Biden non è l’unico avversario democratico che Trump ha preso di mira. Da “Crazy Bernie” (“Pazzo Bernie”) per descrivere il socialista Bernie Sanders, a “Pocahontas Warren”, riferendosi alle lontane origini native Americane di Elizabeth Warren, Trump non ha risparmiato nessuno dei suoi avversari. Par condicio, potremmo dire.

2. SMINUIRE I PROBLEMI: IL BATTIBECCO CON GRETA THUNBERG

Donald Trump ha più volte sminuito, talvolta addirittura ironizzato, sul tema del cambiamento climatico.

Già poco dopo il giuramento nel gennaio 2017, sparirono dal sito della Casa Bianca tutte le pagine dedicate dall’ex Presidente Obama al tema del cambiamento climatico.

A tal proposito, è diventato virale il recente scontro con Greta Thunberg, la giovane attivista svedese con la quale non si può dire certo The Donald nutra un rapporto di simpatia. Sì, perché questa volta “Gretina” (a proposito di nomignoli) ha risposto.

Il 12 dicembre 2019 Trump ha twittato “E’ ridicolo, Greta dovrebbe lavorare sul suo problema di gestione della rabbia e poi andare a vedere un buon film con un amico. Calma Greta, calma!”.

L’attacco non è passato inosservato, soprattutto perché il “problema di gestione della rabbia” su cui Trump ha ironizzato è in realtà una sindrome di cui la ragazza è affetta, la sindrome di Asperger. Thunberg però è stata al gioco e ha risposto con altrettanta ironia al tweet del Presidente, cambiando la sua biografia proprio su Twitter da “17enne attivista ambientale con sindrome di Asperger” a “Teenager che sta lavorando sul suo problema di gestione della rabbia. Attualmente rilassata mentre guardo un buon film con un amico”.

L’attacco alla giovane attivista probabilmente non gli ha reso onore, ma gli è valso oltre 53mila condivisioni del suo post, oltre che quasi 120mila commenti e un’attenzione mediatica sorprendente, il tutto con meno di 280 caratteri.

1. L’USO DELL’IRONIA: IL MISTERIOSO CASO “COVFEFE”

Il podio non poteva che andare a quello che in quattro anni è stato il post più discusso e chiacchierato del Presidente, in grado di generare un engagement senza precedenti.

È il 30 maggio 2017 quando sul profilo Twitter @realDonaldTrump compare il seguente cinguettio:

“Nonostante la stampa sempre negativa, covfefe”. Quello che è stato definito addirittura “Covfefe gate” ha scatenato l’ilarità e la fantasia degli utenti che si sono divertiti a immaginare a che cosa si riferisse il Presidente con il termine “Covfefe”.

Un chiaro errore di battitura, certo, ma nonostante il post sia rimasto online solo poche ore (postato intorno a mezzanotte è stato cancellato all’alba) è stato in grado di generare una quantità di reazioni incredibili (oltre 100mila retweet).

Donald Trump stesso, dopo aver cancellato il post, ha rincarato la dose invitando gli utenti del social network a scoprire che cosa significasse quel termine.

Semplice gaffe o mossa mediatica studiata ad hoc per creare engagement? Quel che è certo è che Trump è riuscito a trasformare quello che sembra essere a tutti gli effetti un semplice errore di battitura, in un evento mediatico senza precedenti. Piuttosto che nascondere l’errore, Trump ha ironizzato su di esso, sfruttandolo a suo favore e riportando, ancora una volta, l’attenzione su di sé.

Ecco quindi come Trump ha applicato la regola numero uno della comunicazione online: tutto ciò che viene postato non si può davvero cancellare, soprattutto dalla memoria degli utenti. Ci sarà sempre un dito più veloce pronto a “screenshottare” e rendere virale un contenuto che si voleva far sparire. Tanto vale ammettere l’errore e, quando possibile, sfruttarlo a proprio vantaggio.

Perché la strategia social di Trump funziona

Riassumendo, le pratiche comunicative del 45esimo Presidente degli Stati Uniti sui social sono spesso state oggetto di critiche per via del suo stile molto spesso irriverente. Senza di esso però, diciamocelo, Trump non sarebbe Trump e i suoi tweet non sarebbero i più seguiti del web.

Lo stile di The Donald è semplice, chiaro e diretto e Twitter è sicuramente il posto migliore dove potersi esprimere, dal momento che consente un massimo di 280 battute per post.

Trump non usa termini complessi, ma il linguaggio quotidiano, affinché il suo messaggio sia comprensibile a tutti gli utenti. In una parola, è autentico.

“Non importa che se ne parli bene o male. L’importante che se ne parli” avrebbe detto Oscar Wilde. Il Tycoon pare aver fatto di questa filosofia la chiave per costruire la sua strategia comunicativa sui social.

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