Matteo Renzi

Matteo Renzi e l’arte di saper comunicare (che a volte non basta)

Che piaccia o non piaccia, Matteo Renzi sa comunicare.  Sin dai suoi esordi sulla scena politica ha rivoluzionato il linguaggio politico facendo propria una strategia comunicativa sino ad allora inedita per il panorama italiano.

Strizzando l’occhio al modello americano di Barack Obama, l’attuale leader di Italia Viva ha rivoluzionato il modo di comunicare, sia dal punto di vista del linguaggio che dell’immagine. Abbandonati il politichese e le cravatte in favore di una maggiore autenticità e semplicità di linguaggio, nel 2014 questo modello gli ha garantito il titolo di più giovane Presidente dei Ministri della Repubblica Italiana.

Ma come è cambiata, se è cambiata, la strategia comunicativa di Matteo Renzi nel tempo?

Il primato di Matteo Renzi sui social

Se oggi il primato indiscusso sui social network lo detiene un altro Matteo, leader della Lega, il merito di aver introdotto l’arte di una buona strategia social spetta invece a Matteo Renzi. L’ex Premier, infatti, ha sempre puntato sulla Rete per accrescere il suo consenso e veicolare i suoi messaggi. Già durante la corsa per le primarie del Pd, l’obiettivo della strategia era chiaro: creare quanto più engagement possibile. Come? Attraverso la rubrica #matteorisponde. Grazie ad essa gli utenti potevano rivolgergli domande direttamente dai social network, in particolare Twitter, a cui ricevevano risposta successivamente in diretta streaming. Nel giro di breve Renzi divenne uno leader europei più seguiti su Twitter superando il milione e mezzo di followers. Oggi ne ha quasi tre milioni e mezzo, oltre due milioni in più rispetto a Salvini, della cui strategia social abbiamo parlato qui.

Matteo Renzi e la “politica pop”

Con i social Renzi ha sempre mantenuto un rapporto piuttosto vivace. Non è difficile intuire perché. Renzi parla il linguaggio della Rete: è semplice, ma soprattutto è giovane. Smart si direbbe oggi. Non dimentichiamoci che nel 2015 si presentò da Amici di Maria De Filippi con indosso giubbetto di pelle e jeans per parlare ai giovani di speranza e futuro.

Matteo Renzi

Sono passati diversi anni , ma i social restano sempre un punto cruciale della strategia comunicativa di Renzi. Nelle ultime settimane ha persino dato vita ad una sorta di programma su Instagram. “Ora d’aria”, in cui a tarda serata incontra virtualmente in diretta i personaggi più disparati con cui chiacchierare.

Il lancio di Italia Viva e la scelta del logo

Il rapporto tra Renzi e la Rete è talmente inscindibile che proprio al popolo del web ha demandato la scelta del logo del suo neonato Partito. Fondato nel settembre 2019, Italia Viva è nato dopo che Matteo Renzi ha preso le distanze dal Partito Democratico. Una scelta audace ma il cui obiettivo era ben chiaro: lasciare che fossero i suoi simpatizzanti a scegliere verso quale direzione il Partito dovesse orientarsi e, naturalmente, creare engagement.

Inizialmente tutto sembrava andare per il meglio. A ottobre 2019 i sondaggi registravano un 5,6% di consensi nei confronti di Italia Viva. Più 0,1% rispetto a FI, meno del 3% rispetto a FDI. Ma con l’arrivo del nuovo anno anche Renzi si è ritrovato a dover fare i conti con la nuova realtà impostaci dal dilagare del virus di SARS-CoV-2. E così il grande fascino che la comunicazione dell’ex Premier era in grado di suscitare, sembra aver perso il suo tocco magico.

Il discorso in Senato e la frase sui morti di Bergamo e Brescia 

Proprio nei giorni scorsi ha ampiamente fatto discutere il suo ultimo intervento in Senato. Da una parte vi è chi ha apprezzato l’ars dicendi dell’ex Premier che si è rivolto a Giuseppe Conte, rivendicando “in nome della verità e della libertà” alcune spiegazioni a seguito del discorso tenuto dal Primo Ministro. Dall’altra, altri hanno aspramente criticato l’infelice dichiarazione del Senatore sui morti di due delle città più colpite dal Covid-19. “Pensiamo di onorare quella gente di Bergamo e di Brescia che non c’è più e che se avesse potuto parlare ci avrebbe detto ‘ripartite anche per noi’”.

Frase che ha suscitato critiche da parte di molti utenti sui social, ma anche dei colleghi, tra cui Giorgio Gori. Il Sindaco di Bergamo ha infatti sottolineato il modo del tutto sbagliato e inadeguato di rendere omaggio ai morti delle due città. Insomma, un grosso errore di comunicazione da parte di Matteo Renzi, e gli errori, si sa, si pagano.

L’ultimo sondaggio realizzato da Demos per Repubblica ha registrato un forte calo dei consensi sia nei suoi confronti (dal 25% del mese di marzo al 20% nel mese di aprile) che del suo Partito (calato dal 3,3% al 2,2%).

L’analisi del discorso in Senato

Analizzando il resto del discorso, emerge poi come Renzi abbia suddiviso il suo intervento in tre punti chiave. Il primo, l’analisi economica. Il secondo, il riferimento alla Costituzione. Infine il terzo, l’appello al Primo Ministro, per poi costruire la sua narrazione basandosi principalmente su due frame. 

  • il frame del nemico da combattere, il Coronavirus “che sta cambiando la storia dell’Europa”.
  • il frame del contrasto, esposto mediante il ricorso alla figura retorica dell’anafora. “C’è una divisione tra Nord e Sud? C’è. Tra élite e popolo? C’è. Tra ricchi e poveri? C’è. Ma c’è una divisione più profonda in questo momento, quella tra garantiti e non garantiti”.

Verso la chiusura del suo discorso i toni di fanno più accesi. L’ex Premier diventa estremamente espressivo anche sotto il profilo non verbale. Matteo Renzi mette la mano in tasca (assumendo una posizione più informale ma che dà idea di estrema sicurezza), si rivolge all’Aula, solleva il braccio e unendo pollice e indice esclama due volte di fila, scandendo bene le parole “Il punto fondamentale è un altro”. Infine tuona a Conte “Se Lei ci vorrà al suo fianco noi ci saremo, se dobbiamo essere su un crinale populista noi non ci saremo”.

La buona comunicazione, che a volte, non basta 

Renzi è indubbiamente un buon comunicatore con una strategia altrettanto ben costruita. Il suo approccio ai social nel corso degli anni non si è modificato, così come il suo stile comunicativo che ha mantenuto un linguaggio semplice e autentico.

Ma a fronte dell’emergenza che stiamo vivendo, basterà essere un buon comunicatore per far risalire i suoi consensi e giocare così un ruolo cruciale sulla scena politica?