Ironia e senso dell’umorismo in politica: istruzioni per l’uso

Il primo è stato Berlusconi. Nello scenario post-Tangentopoli, l’ex Presidente del Consiglio è riuscito, per almeno vent’anni, a giocare un ruolo chiave nella contesa politica, vincendo per ben tre volte le elezioni politiche e facendo costantemente parlare di sé. Finita la Prima Repubblica, e fortemente ridimensionate le ideologie che avevano caratterizzato i primi cinquant’anni di storia della Repubblica, si afferma un linguaggio nuovo, più diretto e vivace. Berlusconi, che nel 1994 era già un affermato imprenditore televisivo, coglie prima degli altri l’importanza di un’arma fondamentale: l’ironia.

L’utilizzo dell’ironia può far vincere le elezioni? E, soprattutto, come evitare il rischio di scadere nel ridicolo e di venire percepiti come poco seri? 

Entrambe le domande sono legittime e, per entrambe, la risposta è la stessa: dipende da voi. Il vostro senso dell’umorismo potrà aiutarvi ad incrementare il consenso, ma potrebbe anche rivelarsi un clamoroso boomerang. Sta a voi utilizzare questo strumento nel modo corretto, stando lontani dalle gaffes. La buona notizia è che cercheremo di darvi gli strumenti per farlo.

Bene o male, purché se ne parli?

Tornando a casa dal lavoro, durante un lungo viaggio in treno, ti imbatti in un video su YouTube. È sufficiente guardare il video, ascoltare il contenuto, per rilassarsi dopo una lunga giornata. Mai e poi mai leggeresti un articolo di giornale, men che meno di politica, dopo 8 ore di lavoro in ufficio. Il video però, soprattutto se con contenuti “leggeri”, ci aiuta a “staccare” ed a pensare ad altro.

A margine di una trasmissione televisiva domenicale, nel 1995, Berlusconi scherza sui propri avversari politici. L’ex Cavaliere si prende in giro, ma allo stesso tempo ridicolizza la sinistra, avvezza secondo lui ad utilizzare strumenti più o meno leciti per disfarsi degli avversari politici. Quella che può sembrare una semplice barzelletta, raccontata a margine di un programma televisivo molto seguito per stemperare il clima, è in realtà una precisa scelta strategica. Berlusconi sapeva che prendere in giro la sinistra avrebbe ricompattato il fronte del centrodestra. Allo stesso tempo, la visibilità del video, privo di contenuti politici, gli avrebbe permesso di raggiungere un’ampia platea di cittadini, attratti dalla gioviale ironia e magari, in un secondo momento, anche dai contenuti politici. 

Sarebbe scorretto sostenere che Berlusconi abbia conquistato tutti i propri voti grazie alla sua ironia ed al suo proverbiale senso dell’umorismo. Altrettanto sbagliato sarebbe ritenere che non ne abbia mai fatto uso per incrementare il consenso verso di lui, verso il suo partito e verso il centrodestra.

Non è certo il solo ad aver colto l’importanza di questo strumento. Infatti, abbiamo spesso avuto modo di imbatterci nelle pirotecniche dichiarazioni del Presidente della Regione Campania De Luca. Mettendo in discussione una sentenza, De Luca ha ottenuto l’effetto di far parlare degli aspetti sanitari e sportivi durante la pandemia da Covid-19, ma soprattutto di far parlare, ancora una volta, di sé.

Ironizzare, comunicando con modalità sopra le righe, ottiene senza dubbio l’effetto di raggiungere cittadini che, normalmente, non si interesserebbero alla politica. Ci si lega al personaggio, al suo senso dell’umorismo, attendendo una dichiarazione successiva in merito ad un fatto di attualità. Ci si lega a chi è in grado di regalarci emozioni positive, come una risata o un sorriso beffardo. È molto spesso più difficile creare questo legame per chi si pone in maniera più seriosa. Questo perchè la seconda opzione implica una maggiore necessità di analisi, che non sempre abbiamo voglia o tempo di fare. Se da una parte i riti della “vecchia politica” rischiano di annoiare l’interlocutore, però, dall’altra possono risultare più credibili. Non sempre, dunque, ironizzare può far incrementare il proprio consenso. È necessario capire se si sia nella giusta sintonia con i propri elettori (e potenziali elettori) per potersi rivolgere a loro in modo ironico, e soprattutto come fare per trasformare questo modo di porsi in consenso politico. 

Ironia, ma non solo

Il senso dell’umorismo rimane per il politico un mezzo di comunicazione estremamente efficace. La politica, infatti, non è fatta di soli programmi elettorali e riforme, ma anche di empatia con i propri elettori.

Il primo passo è l’auto-consapevolezza. Non è un caso l’aver proposto gli esempi di Berlusconi e De Luca: in alcuni casi “ci si può permettere” di fare battute, perchè si gode di un consenso già molto alto. L’ironia può aiutare ad allargare il consenso anche a tutti quegli elettori e cittadini che, normalmente, non verrebbero attratti da quello schieramento politico o, addirittura, dalla politica in generale. Si prova così ad entrare nelle case delle persone con temi diversi e lontani dai vecchi riti della partitocrazia, cercando di suscitare un’emozione positiva come primo passo per attrarre consenso. Un consenso, però, che si basa sulle “cose fatte” e non sulle battute. Perchè, non dimentichiamolo mai, il ruolo del politico non è quello del clown. Il rischio di scadere nel ridicolo, se non si hanno solidi argomenti politici per sostenere la propria posizione, è dietro l’angolo. 

Come e quando

Abbiamo già visto come una battuta o un meme rilanciato sui social possa rivelarsi un’arma a doppio taglio. Molto probabilmente, inoltre, non godrai di un consenso elevato come Berlusconi e De Luca nei periodi considerati. Se ti trovi alla prima campagna elettorale e non hai risultati politici per poter supportare la tua credibilità, non significa che dovrai rinunciare all’ironia. Ti consiglio però di seguire una strategia precisa. 

  1. Fatti apprezzare a prescindere dal tuo senso dell’umorismo. Sii preparato su ogni singolo argomento del discorso, dell’intervista o della conferenza stampa. La battuta è un ingrediente gradevole da inserire in un discorso, ma dovrai fornire a chi ti ascolta degli argomenti solidi per poterti votare a prescindere dalla tua simpatia o antipatia. Nel caso del politico uscente, che ha già ricoperto uno o più mandati, è chiaramente più facile vantare risultati concreti, ma non per questo se sei alla prima campagna elettorale dovrai per forza rinunciare al tuo senso dell’umorismo;
  2. Collega la battuta ad un preciso messaggio che vuoi mandare agli elettori. Più che uno sketch fine a se stesso, il tuo senso dell’umorismo può aiutarti a sottolineare un punto del tuo programma, inserendo alla fine del discorso una battuta per rafforzare il concetto. Raggiungerai un numero più vasto di elettori che prima rideranno alla tua battuta ma, poi, rifletteranno su ciò che hai detto e valuteranno se sono d’accordo o meno. Nei casi migliori, questa battuta può diventare virale ed essere rilanciata su YouTube ed altri media. Usa l’ironia per suscitare un dibattito ed alimentare l’interesse verso un tema che ti sta a cuore. Un esempio? Al termine di una conferenza stampa presso la Regione, il Presidente del Veneto Zaia ironizzò sulle misure di distanziamento sociale previste durante l’emergenza Covid-19. Sfruttò questa battuta per complimentarsi con i propri concittadini più giovani per aver rispettato le regole e per preannunciare un imminente allentamento delle misure;
  3. Rendi il tuo messaggio accessibile. Durante un’elezione, stai parlando a tutti i cittadini, a prescindere alla loro provenienza geografica o estrazione sociale. Evita, laddove possibile, inglesismi o citazioni troppo colte, senza per questo rinunciare all’incisività e all’efficacia del messaggio;
  4. Definire prima di essere definito. Fare battute sui tuoi avversari sì, ma con stile. Anzi, è assolutamente preferibile definire l’avversario, anche sfruttando nomignoli attribuiti dalla stampa, prima che sia lui a definire noi. Definendo noi per primi l’avversario, otterremo l’effetto di portarlo a sostenere di non possedere quelle caratteristiche, spesso con il risultato di indebolire la sua posizione. Attenzione però a non sfociare mai nell’offesa. Il rischio è di screditare non solo gli avversari, ma anche i loro elettori, con l’effetto di offenderli anzichè attrarli dalla tua parte. Ancora peggio, poi, è scherzare sulle caratteristiche fisiche del tuo avversario: un conto è l’ironia, un altro le cadute di stile. Esistono molti temi sui quali è fortemente sconsigliato scherzare, per non urtare la sensibilità delle persone, tra cui i temi legati all’appartenenza etnica e all’orientamento sessuale. Ricordati sempre che il tuo obiettivo è coinvolgere i cittadini attorno al tuo progetto, senza correre il rischio di dividere la popolazione o, ancor peggio, offenderla.
  5. Non essere volgare. Può sembrare un consiglio scontato, ma non lo è. L’ironia è spesso sintomo d’intelligenza, a patto che non sia eccessiva e che non scada nella maleducazione.

In tema di nomignoli, probabilmente il più utilizzato nella storia recente è quello affibbiato all’ex premier Matteo Renzi. In seguito ad una sua partecipazione televisiva al programma “Amici”, in cui l’attuale leader di Italia Viva si presentò in giubotto nero e jeans, venne ribattezzato “Renzie” dai suoi detrattori politici. Se da una parte Renzi tentava di conquistare (o riconquistare) l’elettorato giovanile partecipando ad un programma molto popolare tra i millennial, dall’altra gli oppositori cercavano di ridicolizzarlo, sminuendone le capacità di governo.

Beppe Grillo, tra i più acerrimi oppositori dell’ex sindaco di Firenze, rilancia le sue critiche utilizzando il celebre appellativo “Renzie”.

L’ironia ed il senso dell’umorismo fanno parte della politica, perchè creano empatia, suscitano emozioni positive ed avvicinano un pubblico più variegato all’appuntamento elettorale. Potrai portare molti più cittadini ad interessarsi alle tue posizioni, alle tue proposte ed ai tuoi programmi. Usa però questi strumenti con intelligenza. Cogli il momento in cui finisce lo scherzo ed inizia il tuo ruolo politico o istituzionale. Sii equilibrato. La politica è anche spettacolo, ma si basa soprattutto sulla fiducia che i cittadini decideranno di riporre in te, basata su solide basi programmatiche. Tieni sempre presente che l’ironia può essere la ciliegina sulla torta, ma non sarà mai l’elemento principale della tua campagna elettorale. 

Abbiamo due notizie per te. Iniziamo dalla meno buona. Nessun elezione è mai stata vinta per il fatto di essere simpatici. Hai però a disposizione degli esperti, che ti aiuteranno a gestire in modo efficace la tua campagna elettorale. Se ti serve una mano, noi siamo qui.