Guida all’uso corretto delle piattaforme di messaggistica in campagna elettorale
Con oltre 2 miliardi di utenti, WhatsApp risulta ad oggi tra le piattaforme di messaggistica istantanea più utilizzate al mondo. In Italia, sono oltre 35 milioni, pari a circa il 78,5% degli italiani (dati Audicom di luglio 2023) coloro che utilizzano regolarmente la chat, con una permanenza media di almeno 10 ore a persona al mese.
Questi dati fanno, pertanto, ben comprendere quanto WhatsApp e le altre piattaforme di messaggistica istantanea possano risultare utili per raggiungere il maggior numero di utenti possibili nell’ambito di qualunque campagna di comunicazione, compresa, quindi, una campagna elettorale.
Quello che, però, non tutti sanno è che l’utilizzo di WhatsApp da parte di partiti politici e candidati alle elezioni è, tuttavia, soggetto a limitazioni. Si legge, infatti, nelle pagine web di assistenza dell’app di messaggistica di Meta:
“Gli account dei partiti politici o dei candidati politici che usano funzioni automatizzate o inviano messaggi WhatsApp agli utenti senza autorizzazione possono essere sospesi. Attualmente, la piattaforma WhatsApp Business non può essere usata dai candidati politici né per le campagne politiche. In molti Paesi, WhatsApp si rivolge alle istituzioni politiche prima dell’inizio di elezioni importanti per sottolineare il nostro approccio verso la sicurezza. Sottolineiamo inoltre l’importanza di utilizzare WhatsApp in modo responsabile.”
Tali restrizioni rispondono alla doppia esigenza di garantire l’uso privato della piattaforma, impedendo azioni di spamming. L’invio di un messaggio di natura politica a un utente che non avesse deliberatamente dato il consenso potrebbe, infatti, far scattare una violazione della privacy.
Ciò detto, è evidente quanto includere WhatsApp nel proprio set di strumenti per la campagna elettorale rappresenti, per un candidato, quasi un passo obbligato. In questa guida ti forniremo, pertanto, delle indicazioni pratiche su come fare ad utilizzare in modo corretto WhatsApp e, in generale, le piattaforme di messaggistica istantanea in campagna elettorale.
Qualora, invece, preferissi ricevere supporto diretto per l’uso di WhatsApp durante le elezioni, contattaci!
Come usare WhatsApp in campagna elettorale
Nonostante ci siano limitazioni specifiche circa l’utilizzo di questa piattaforma di instant messaging da parte di partiti politici e candidati, osservando delle condizioni particolari è comunque consentito l’invio di messaggi WhatsApp durante le varie fasi di una campagna elettorale, purché non si tratti di propaganda politica.
I vantaggi di ricorrere a questo tipo di canale sono tantissimi: non solo hai l’opportunità di raggiungere velocemente un gran numero di persone, ma hai anche la possibilità di instaurare con loro un dialogo semplice e diretto, molto simile a quello utilizzato su social network come Instagram e Tik Tok. WhatsApp può, inoltre, essere usato in combinazione ai post su Instagram e Facebook, dato che le tre app appartengono allo stesso proprietario.
Ma che genere di messaggi è preferibile inviare ricorrendo a WhatsApp? Non hai che l’imbarazzo della scelta:
- comunicazioni riguardanti la tua candidatura, come ad esempio la date e orari degli appuntamenti più importanti, l’inaugurazione del comitato elettorale e le conferenze stampa più rilevanti;
- segnalazioni di articoli e post interessanti che ti riguardano pubblicati sui media locali e/o nazionali;
- foto e video degli eventi cui partecipi;
- file audio o link alle puntate del tuo podcast.
Per veicolare queste ed altre tipologie di messaggi, l’app mette a disposizione tre strumenti che sono:
- gruppi WhatsApp
- liste di broadcast
- canali
Gruppi
Creare un gruppo o una chat di gruppo su WhatsApp da parte di un politico o candidato alle elezioni può essere utile per avere un contatto diretto col proprio staff e gestire i vari appuntamenti della campagna elettorale tenendo tutto sotto controllo.
Tuttavia, per poter includere nuovi membri all’interno del gruppo (che, ad oggi può contenere, fino a 1.024 utenti) è necessario:
- aver già registrato il numero di ciascuno dei partecipanti che vuoi invitare sul tuo dispositivo;
- che la persona che vuoi invitare a unirsi al gruppo abbia già scaricato l’app sul proprio apparecchio. In caso contrario, dovrai prima inviare un link di invito al download tramite SMS.
Puoi invitare altre persone a entrare nel gruppo non solo aggiungendole direttamente alla tua lista di contatti, ma anche condividendo con loro un link o un codice QR. Tutte le persone in possesso di questo link possono chiedere di essere accettati all’interno della chat.
Tuttavia, qualora volessi maggiore controllo sui partecipanti, puoi attivare l’impostazione “Approva nuovi membri”. In questo modo, tutte le richieste di accesso al gruppo provenienti da chiunque sia in possesso del link di invito potranno essere opportunamente vagliate e monitorate.
Questa attenzione è legata al fatto che i gruppi WhatsApp hanno, per lo più, una natura privata, non possono in alcun modo essere usati per l’invio di messaggi massivi come, ad esempio, una comunicazione elettorale.
A questo link trovi tutte le info per creare un gruppo su WhatsApp e invitare le altre persone a farlo.
Broadcast
WhatsApp Business, che è la versione rivolta alle aziende della piattaforma per l’instant messaging di Meta, offre, fra le altre cose, anche l’opportunità di creare delle liste broadcast con cui inviare un unico messaggio a un gran numero di utenti contemporaneamente.
Si tratta, di fatto, di un tipo di comunicazione da uno a molti: coloro che ricevono il messaggio non possono, infatti, partecipare alla conversazione, ma per farlo dovrai creare una chat di gruppo.
Un’altra limitazione di cui tenere conto è che solo gli utenti che hanno dato il loro ok possono essere aggiunti alla lista broadcast. Tuttavia, tale ok non corrisponde esattamente a un consenso al trattamento dei dati personali, visto che questo richiede la presa visione, da parte dell’utente stesso, dell’informativa sulla privacy così come stabilito dal nuovo GDPR.
A differenza dei gruppi, che vengono utilizzati per l’invio di comunicazioni “private”, l’utilizzo del numero di telefono degli utenti per l’invio di messaggi massivi attraverso delle liste di broadcast richiede di rispettare le regole previste dalla legge per il trattamento di dati personali.
La stessa piattaforma fornisce, sulle proprie pagine, informazioni dettagliate e complete su come realizzare una lista broadcast.
Canali
L’ultimo strumento messo a disposizione dalla piattaforma di messaggistica istantanea di Mark Zuckerberg è il canale, che, a differenza dei gruppi, non permette di rispondere ai messaggi, ma consente comunque agli utenti, laddove consentito, di poter commentare i contenuti pubblicati con delle emoticon.
Lanciati a ottobre 2023, in pochissimo tempo i canali hanno attirato l’attenzione anche dei politici: tutti i principali leader di partito, da Giorgia Meloni a Elly Schlein, Giuseppe Conte e Matteo Renzi, hanno colto subito al volo l’opportunità di usufruire dell’ampia platea di pubblico offerta da WhatsApp aprendo il proprio canale.
Nello specifico, tramite un canale WhatsApp un candidato alle elezioni può inviare a coloro che si iscrivono volontariamente contenuti di testo, foto, video e perfino inviti per partecipare a brevi sondaggi di opinione.
Per facilitare la ricerca di canali in linea coi propri interessi, l’applicazione si avvale di una directory che consente di suddividere i canali per argomento. È, inoltre, possibile accedere tramite link d’invito.
I canali non comportano, inoltre, problemi di privacy: la cronologia viene, infatti, conservata sui server solo per soli 30 giorni; inoltre, agli amministratori non è concesso di vedere i numeri o i dati sensibili dei propri followers e viceversa.
Aprire un canale WhatsApp, al pari di avviare una chat di gruppo o una lista broadcast, comporta un minimo di conoscenze tecniche circa il funzionamento dell’app, ma tutto ciò che, di fatto, ti occorre è…. il tuo smartphone!
Ecco, comunque, la procedura corretta passo dopo passo:
- Vai sull’app di WhatsApp e clicca in basso nella sezione “Aggiornamenti”.
- Scorri fino a sezione “Canali” e fai clic sul simbolo “+” in corrispondenza della voce “Crea canale”.
- Premi su “Accetta” per accettare le condizioni, poi su “Continua” per aggiungere un nome al tuo canale e inserire un’immagine come icona e una breve descrizione.
Una volta fatto questo, puoi già iniziare a condividere il link per accrescere i followers del tuo canale e sarai anche aggiunto alle directory per farti trovare dagli utenti che fanno ricerche per argomento sull’app.
Ricordati anche di impostare efficacemente le reazioni che desideri siano utilizzate dagli iscritti (“Qualsiasi emoji”, “Emoji di default”, “Nessuna”) premendo sui tre puntini in alto a destra.
Al momento, l’interazione con emoticon è l’unica ammessa, ma pare che Meta abbia in progetto di consentire agli utenti iscritti ai canali di poter anche fare acquisti all’interno dell’app come avviene già su Instagram.
Chissà che questo non apra le porte, in un prossimo futuro, a nuove opportunità di fundraising in campagna elettorale!
Come aprire un canale Telegram
La novità di WhatsApp, i canali, esistevano già su un’altra popolare app di messaggistica: Telegram, che con circa 15,6 milioni di utenti (dati Audicom ottobre 2023) risulta la terza applicazione di instant messaging più utilizzata nel nostro Paese dopo le due di Meta (WhatsApp e Messanger).
Non c’è da stupirsi, quindi, che anche qui la maggior parte dei leader politici non si sia lasciata sfuggire l’occasione di aprire il proprio canale personale allo scopo di condividere link, articoli e altri contenuti finalizzati ad accrescere la propria popolarità.
Prima di creare il proprio canale su Telegram, ci sono alcune cose che è bene sapere. La prima è che sulla piattaforma fondata dall’imprenditore russo Pavel Durov sono ammesse due tipologie di canali: i canali pubblici e quelli privati.
Ciò che li differenzia sono le modalità di accesso: ai primi si accede, infatti, tramite una ricerca sulla directory della piattaforma (proprio come avviene per i canali WhatsApp), mentre per quanto riguarda i secondi l’accesso è riservato a chi abbia ricevuto il link d’invito da uno degli amministratori.
La creazione di un canale pubblico presenta, indubbiamente, alcuni vantaggi, fra cui il fatto di far guadagnare molto velocemente un gran numero di followers. Tuttavia, sono previste alcune limitazioni circa i contenuti rispetto ai canali e gruppi privati.
Anche la procedura per creare un canale Telegram non richiede abilità particolari. Puoi, innanzitutto, farlo indistintamente da smartphone, tablet o computer: quello che è sufficiente fare è cliccare sull’icona in alto a sinistra dopo aver avviato l’applicazione e selezionare l’opzione “Nuovo canale”.
Una volta dato un nome al canale, gli sarà assegnato un link che potrai utilizzare come invito e potrai anche iniziare ad aggiungere dei contatti selezionandoli dalla tua rubrica. Qualora volessi, però, creare un canale privato, prima di completare la procedura dovrai spuntare la casella “Canale privato”.
Creare canali Telegram o WhatsApp di successo: serve una strategia
I numeri importanti di piattaforme come Telegram e WhatsApp fanno “gola” a tanti anche fra i politici, tuttavia avviare un canale di per sé non è sufficiente ad assicurarsi il successo desiderato in termini di followers. Proprio come nel caso di Facebook, Instagram, YouTube e gli altri social, quello che serve è una strategia.
Proprio per questo, la cosa migliore, qualora avessi intenzione di avviare il tuo canale WhatsApp in campagna elettorale, la decisione più saggia potrebbe essere quella di affidarsi a degli esperti come noi di Res Politics.
Ma cosa significa, in buona sostanza, avere una strategia? Al di là dei paroloni, questo significa stabilire per ogni periodo:
- i contenuti da pubblicare (link, foto, video, post, sondaggi);
- con che frequenza e quando pubblicare (giorni, orari);
- come promuovere il tuo canale.
Ecco, allora, alcuni consigli pratici che puoi seguire:
- Non utilizzare il tuo canale per scopi diversi da quello per cui lo hai creato. Se il tuo obiettivo fosse quello di divulgare informazioni relative a problematiche specifiche, non utilizzarlo per diffondere i tuoi slogan elettorali o, peggio ancora, meme sugli avversari. Questo potrebbe deludere le aspettative dei tuoi seguaci e farli allontanare.
- Cerca di non essere troppo invadente, ma pubblica comunque con costanza. La serialità, come abbiamo visto anche per il podcast, è un elemento chiave importante per far sì che gli utenti, una volta che hanno iniziato a seguirti, non smettano più di farlo.
- Testa diversi giorni e orari di pubblicazione per individuare quelli che funzionano di più in relazione al tuo target. Se per quanto riguarda WhatsApp gli unici parametri per valutare il successo del canale sono il numero di followers e le interazioni sui singoli contenuti, entrando nelle impostazioni di un canale Telegram puoi visualizzare delle vere e proprie statistiche che rendono conto, periodo per periodo, di varie metriche: numero di follower, reazioni positive/negative, condivisioni di post, visualizzazioni per dispositivo e orario e così via.
- Per la promozione, infine, risulta senz’altro utile condividere il link d’invito sul maggior numero di canali possibili: sito internet della campagna elettorale, profili social, e-mail, biglietti da visita e così via.
Questi sono solo dei suggerimenti di base, tuttavia il miglior modo per far crescere il tuo canale Telegram o WhatsApp consiste nel dare ai tuoi followers approfondimenti e contenuti originali e di valore che loro abbiano la sensazione di non poter trovare in nessun altro posto se non lì.
Utilizzo delle piattaforme di messaggistica in campagna elettorale per la creazione di una community
Uno dei problemi maggiori della politica di oggi è l’incapacità di mobilitare e coinvolgere i potenziali elettori intorno ai temi più importanti. Nel saggio “Le piazze vuote. Ritrovare gli spazi della politica”, Filippo Barbera, professore ordinario di Sociologia Economica presso l’Università di Torino, illustra approfonditamente questo aspetto, mostrando come sia veramente difficile creare un senso di appartenenza e, dunque, promuovere la partecipazione collettiva e politica in un contesto quale quello odierno dove sono quasi completamente assenti degli spazi condivisi.
La questione che ci siamo posti e che vogliamo ora dirimere in questo paragrafo è questa: le piattaforme di messaggistica possono assolvere, oggi, al ruolo di “piazze virtuali”, diventando così il luogo ideale per coltivare una “community politica”?
Molti ritengono, infatti, che questo non sia possibile in quanto strumenti come i gruppi, i broadcast e, soprattutto, i canali WhatsApp non fanno altro che ridurre il cittadino a spettatore passivo, senza conferirgli un ruolo attivo nella definizione delle issue politiche.
Un’indagine dal titolo “WhatsApp con la politica?!: esaminare gli effetti della discussione politica interpersonale nelle app di messaggistica istantanea” condotta in Belgio nel 2021 dimostrerebbe, però, esattamente il contrario,
L’esperimento ha interessato sei scuole secondarie nei Paesi Bassi dove, per alcune settimane, a un campione di intervistati sono state inviate quotidianamente, su un gruppo WhatsApp creato appositamente, notizie su argomenti politici rilevanti. Ai partecipanti è stato chiesto anche di partecipare in modo attivo alla discussione all’interno del gruppo stesso.
I risultati di questa indagine, il cui obiettivo era proprio quello di scoprire l’impatto delle app di messaggistica istantanea come WhatsApp sulla comunicazione politica, indicano che la discussione interpersonale scaturita dalla partecipazione alla chat è stata in grado di:
“Evocare emozioni e sentimenti positivi più forti, nonché conoscenze specifiche su un problema. Inoltre, l’elaborazione del contenuto della discussione politica era positivamente correlata alla conoscenza specifica su un problema. In questo modo, le app di messaggistica istantanea possono fungere da risorsa per coinvolgere gli adolescenti nella politica e negli eventi attuali”.
Un altro aspetto interessante che è emerso da questo studio è che la discussione politica interpersonale con i compagni di classe su WhatsApp è stata in grado di suscitare soprattutto emozioni e sentimenti positivi, invece di alimentare quelli negativi come odio, rabbia, tristezza, noia e così via come spesso avviene su altri social (si pensi, ad esempio, ai “leoni da tastiera”).
La ricerca ha evidenziato anche come la partecipazione al gruppo WhatsApp sia riuscita a far sentire i partecipanti più curiosi e rispettosi dell’opinione degli altri, favorendo così il coinvolgimento nella discussione e la conseguente creazione di una vera e propria community concentrata su obiettivi comuni.
Infine, i ricercatori hanno esaminato l’importanza della discussione politica interpersonale scaturita grazie alla condivisione di notizie all’interno del gruppo nel processo di apprendimento politico.
Ciò che di fatto è emerso è che:
“La discussione politica su WhatsApp aiuta ad aumentare la conoscenza specifica di un problema. La discussione politica interpersonale aiuta le persone a pensare a eventi politici e attuali, a collegare esperienze personali alla politica e a riconsiderare le posizioni sui problemi”.
Per concludere, possiamo dire che questo studio riguardante le implicazioni sociali e politiche delle app di messaggistica istantanea ha fornito alla classe politica spunti interessanti su quelli che potrebbero essere gli sviluppi futuri dell’uso di questi strumenti in campagna elettorale.
WhatsApp, Messenger, Telegram e le altre chat sembrano, pertanto, avere tutte le carte in regole per diventare uno dei volani principali della comunicazione politica, allo scopo soprattutto di animare la discussione intorno ad argomenti che stanno a cuore al candidato e agli elettori, favorire l’informazione, sollecitare la partecipazione e andare a votare.
Conclusioni
In questo articolo abbiamo illustrato come, utilizzando strumenti quali le applicazioni di messaggistica istantanea come Telegram e soprattutto Whatsapp, un candidato alle elezioni possa inviare contenuti interessanti e coinvolgenti ai propri elettori, aprendo con loro un “canale” di comunicazione diretto e spontaneo con cui interagire in modo costante e continuo.
L’approccio utilizzato è lo stesso che viene spesso adottato dalle aziende che scelgono di sfruttare le piattaforme di messaggistica, privilegiando così la conversazione e il dialogo al posto delle strategie di comunicazione “unilaterali” come principale mezzo di interazione con gli utenti.
Questo, per certi aspetti, potrebbe anche andare a colmare il vuoto lasciato dalla progressiva scomparsa di “spazi fisici” per la discussione politica, promuovendo la partecipazione degli utenti al dibattito sulle questioni più importanti e favorendo la creazione di vere e proprie “community” legate a obiettivi politici comuni.
Detto questo, non ci resta che inviarti un grosso in bocca al lupo per la tua nuova avventura sulle app di messaggistica!
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