Guida alla ricerca sugli avversari

“Onorevole, abbiamo bisogno di fare ricerca!”

Nell’undicesimo episodio della quinta stagione di The West Wing – la serie tv nata dal genio di Aaron Sorkin sulle vite di alcuni componenti chiave della Casa Bianca – il consulente esperto e mai sazio di vittorie Josh Lyman inizia a trascurare il proprio lavoro a Washington per buttarsi in una nuova incredibile avventura: la campagna elettorale per Matt Santos, un Congressman – cioè membro del Congresso – texano privo di alcuna notorietà a livello nazionale, alle successive elezioni Presidenziali degli Stati Uniti.

Josh Lyman e Matt Santos (The West Wing)

Nel corso dell’episodio il navigato Josh tenta faticosamente di guidare Santos in una difficilissima arena: le primarie democratiche del New Hampshire. C’è una nota costante nel corso della puntata ed è la stessa che le dà il titolo, Josh Lyman ogni volta che ha un minuto di privacy con il candidato gli chiede: “Onorevole, possiamo fare ricerca per favore?”

Matt Santos è indietro nei sondaggi e sembra già fuori dalla corsa, sta subendo attacchi pesanti dalla stampa e Josh Lyman ha scommesso molto su questa campagna, quindi vuole convincerlo a fare la cosa più opportuna a livello strategico: opposition research, un’attività di studio dei profili dei candidati avversari per poter individuare punti deboli e potenziali aspetti su cui attaccarli, traducibile col termine ricerca sugli avversari.

Opposition research: di che si tratta?

Questo ci dà l’opportunità di parlare di uno strumento decisivo per le campagne elettorali, non solo per quelle oltremanica, ma anche per quelle nostrane a livello sia nazionale che locale: la ricerca sui competitor.

Le informazioni da trovare possono avere a che fare con la storia biografica, legale, criminale, medica, accademica, fiscale o finanziaria degli altri candidati. Si può trattare di notizie sulla stampa del passato remoto che li hanno visti protagonisti di qualche vicenda sfortunata, o del loro comportamento in qualità di elettori e, quando è il caso, di legislatori o amministratori.

Ad esempio, un candidato che oggi si candida a sindaco di un comune dove è molto sentito il tema dell’ambiente, sarà facilmente attaccabile se si può dimostrare che in passato, in qualità di consigliere comunale, ha ostacolato mozioni in favore della tutela ambientale, e sarà altrettanto attaccabile nel caso in cui durante la campagna cerchi di professarsi come la figura adatta a promuovere queste proposte elettorali.

Solitamente attività di questo tipo vengono condotte nel periodo che va dalla data in cui un candidato scende in campo per una campagna elettorale al momento in cui questa entra nel vivo. Come per tutte le iniziative strategiche che costituiscono una campagna elettorale, anche in questo caso il tempismo è tutto.

Chi la fa? E come?

Non necessariamente la raccolta di questo materiale si tradurrà in un attacco diretto e formale, ma può ad esempio diventare spunto per la produzione di meme, uno strumento sempre più utile e ricorrente nella comunicazione politica di cui vi abbiamo già parlato in questo blog

Coniugando viralità sul web e definizione negativa del nostro avversario, i meme offrono ottime opportunità facilmente accessibili a tutti.

Chiaramente, anche in questo campo hanno iniziato ad esserci professionisti che all’interno di agenzie specialistiche che si occupano di pensare, creare e diffondere meme che aumentino la possibilità di un messaggio di raggiungere gli utenti, in questo caso utenti-elettori. 

Lo stesso principio vale per la ricerca di informazioni sui candidati competitor. A chi va affidata e utilizzando quali strumenti? La risposta a questa domanda può dipendere dalle risorse di cui dispone lo staff che conduce la campagna elettorale. Anche in questo caso, l’intervento di un professionista garantisce l’esperienza e la competenza necessarie. 

Tuttavia, al tempo del web e dei social media, dei semplici strumenti come Wikipedia e Facebook o Instagram possono rivelarsi utili se adoperati con intelligenza strategica e in modo opportuno. Non si tratta, ad esempio, solo di affermazioni contradditorie o problematiche nei confronti dell’elettorato ma può bastare un like sbagliato o un modo fuori luogo di interagire con gli altri utenti.

Facendo rassegna stampa online e su Wikipedia puoi cercare:

  • prese di posizioni politiche in passato contrastanti con lo schieramento attuale
  • passato giudiziario controverso
  • coinvolgimento in vicende che hanno suscitato cattiva stampa
  • percorso professionale o di studi poco limpido

Su Facebook e Instagram:

  • like e interazioni con pagine inopportune o imbarazzanti
  • modalità aggressiva o maleducata con gli altri utenti
  • violazione delle social media policy
  • condivisione di contenuti che possono risultare sgradevoli all’elettorato

Insomma, non sempre il punto è trovare uno scandalo nel profilo o nella storia di uno sfidante, più spesso è sufficiente trovare un insieme di comportamenti che si possa utilizzare per convincere gli elettori a votare per il nostro candidato piuttosto che per il suo avversario.

La fondamentale importanza della strategia

Con Res Politics abbiamo avuto modo di dialogare con due grandi maestri della comunicazione politica, Marco Cacciotto e Giovanni Diamanti, i quali ci hanno ricordato ancora una volta quanto sia decisivo un approccio strategico alle campagne elettorali.

È proprio in virtù di questo approccio strategico che l’attività di ricerca nei confronti dei nostri competitor merita la nostra totale attenzione e dedizione. Non a caso, lo stesso Cacciotto nel suo libro dedicato al marketing politico ricorda che il punto di partenza per l’elaborazione di una corretta strategia è la conoscenza del contesto competitivo e dell’avversario attraverso la raccolta del maggior numero possibile di informazioni.

Ecco, l’opposition research consiste esattamente in questa attività scrupolosa e certosina di raccolta di informazioni, che poi torneranno utili non solo per avere un quadro preciso delle fragilità di chi corre contro il nostro candidato, ma anche per capire quali aspetti mettere più in luce di chi stiamo sostenendo, in modo tale da rimarcare le differenze a nostro vantaggio.

Infatti, chi non si concede il tempo e le energie per fare la dovuta ricerca sugli avversari rinuncia in primis alla possibilità di farsi trovare preparato rispetto a quanto un concorrente potrà dire nei nostri confronti.

Come precisa giustamente sempre Diamanti nel suo ultimo libro, questa pratica mira a raccogliere informazioni sui nostri competitor per attaccarli direttamente, screditarli con i media e indebolirli di fronte all’opinione pubblica, tuttavia va sempre tenuta ben distinta dalla possibile deriva verso il dossieraggio, una pratica deprecabile che ha invece poco a vedere con le legittime strategie di creazione del consenso.

Message box: dimmi chi è l’altro e ti dirò se vinci

Tutto questo sforzo non si limiterà a produrre risultati interessanti per l’analisi dei competitor, ma diventerà un tassello chiave nella costruzione del profilo del proprio candidato. Infatti, tutto questo materiale sarà anche utilizzato nella costruzione della message box, quell’arnese presente nella cassetta degli attrezzi del campaign manager (la persona che coordina il comitato elettorale) e del comunicatore politico che più di tutti aiuta il candidato a dare forma al suo messaggio e a pianificare metodicamente la propria strategia elettorale.

La message box semplicemente contiene un piano di cosa il candidato dirà di se stesso e dei competitor e di cosa ci si aspetta che i competitor diranno di sé e invece di noi. Questo permette al candidato non solo di determinare cosa dirà durante la propria campagna di sé, ma anche come risponderà agli attacchi degli avversari.

Ma sarà giustificata tutta questa attenzione nei confronti del candidato, che sia il nostro o quello avversario? La risposta è semplice: sì, sì e sì.

Infatti, la personalizzazione della politica ha trasformato il candidato in una componente essenziale della campagna e del processo decisionale da parte degli elettori: il candidato incarna la proposta politica ed è sempre più un brand. E come ogni brand può subire danni d’immagine che vanno a inficiare in questo caso sulla sua performance elettorale e politica.

Una ricerca fatta da professionisti è la strada per la vittoria

Insomma, ancora una volta la strada per vincere passa dal non farsi cogliere impreparati, quindi anche in questo caso i concetti chiave restano: preparazione, studio, analisi, approfondimento e giocare d’anticipo.

Ricapitolando, per vincere le elezioni serve un candidato forte che sia in grado di rispondere agli attacchi degli avversari e di rispondere con la stessa moneta. Per fare questo esercizio al meglio è necessario un lavoro di ricerca sui competitor che storicamente prende il nome di opposition research, o ricerca sugli avversari, per dirlo al meglio in italiano.

Si può provare a farlo da soli o rivolgendosi a dei professionisti delle campagne elettorali. In questo secondo caso ci siamo noi di Res Politics, pronti ad affrontare con voi un’esperienza elettorale a 360 gradi.

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