Come gestire gli attacchi contro il tuo candidato?

Che gli attacchi riguardino le caratteristiche personali, o i programmi, o entrambe le dimensioni, è inevitabile che un candidato rilevante debba subirne durante una competizione. Se l’offensiva non tocca un elemento fondamentale della strategia e della tattica del candidato – ad esempio, riguarda un argomento ritenuto poco rilevante dagli elettori e a cui si è deciso di dedicare poco tempo, magari perché tradizionalmente vede avvantaggiato il proprio partito – essa rappresenterà probabilmente poco più di una distrazione e potrà quindi essere trascurata.

Se, invece, le critiche riguardano un aspetto rilevante per gli elettori e mettono a fuoco un punto debole significativo, allora rispondere in modo tempestivo ed efficace diventa indispensabile.

Una strategia può essere l’inoculazione, per cui un candidato che sa che verrà criticato su certi temi risponde esplicitamente alle accuse prima ancora che i suoi avversari le abbiano espresse. Il questo modo la comunicazione opera come una sorta di “vaccino”, con cui si cerca di controllare preventivamente il modo in cui informazioni potenzialmente dannose vengono recepite dal pubblico, assicurandosi che la difesa del candidato abbia la visibilità necessaria.

Quando si tratta di attacchi diretti, Popkin individua tre strategie di risposta:

  • Confutare le accuse. E’ la scelta che potrebbe sembrare più logica. Un candidato che ritiene di subire una critica ingiusta tende intuitivamente a pensare che sia sufficiente spiegare meglio la sua proposta o la sua condotta personale che sono oggetto di attacco, per smentire le accuse o renderle irrilevanti agli occhi dei cittadini. Non sempre però funziona.

Primo, non è detto che il candidato e il suo staff siano in grado di giudicare obiettivamente quali argomentazioni siano efficaci o inefficaci: anche a causa di alcuni meccanismi di autodifesa psicologica, infatti, gli individui spesso faticano a valutare obiettivamente le critiche che ricevono.

Secondo, confutare le accuse significa comunque scendere sul terreno competitivo scelto dagli avversari, distogliendo tempo e risorse dallo sviluppo della propria strategia. E’ dunque opportuno rispondere nel merito solo se si ritiene che, così facendo, si indirizzi la comunicazione nella stessa direzione stabilita nel proprio piano strategico.

Terzo, smentire le critiche ricevute richiede spesso ragionamenti complessi e l’enfatizzazione di dettagli che non sempre i media sono disposti a riferire in modo esaustivo né gli elettori a recepire nella loro interezza, specie fra coloro che sono già schierati a favore degli avversari.

  • Attaccare l’attacco. Denunciare la condotta dell’avversario come disonesta e scorretta, squalificando così le sue critiche senza doverne affrontare i contenuti. Reagendo in questo modo, il candidato si presenta come l’unico che abbia a cuore la qualità del processo democratico e la civiltà del dibattito pubblico e cerca di fare apparire l’avversario come disperato e privo di idee. L’essenza di questa tattica fu sintetizzata già nel 1940: «Se il suo avversario ti dà del bugiardo, non negarlo, ma dagli del ladro». L’efficacia di questo metodo, tuttavia, dipende dalla credibilità e affidabilità del politico che denuncia la scorrettezza delle accuse: se egli stesso è stato in passato artefice di campagne spregiudicate basate sull’attacco agli avversari, criticare il ricorso a medesimi metodi rischia di rivelarsi controproducente.
  • Rilanciare. Il candidato replica ribadendo le convinzioni, le scelte o i fatti per cui viene attaccato, mostrando così di non dare peso alle critiche e suggerendo agli elettori che esse sono prive di importanza. Spesso questa modalità di risposta viene attuata ridefinendo il senso dell’accusa iniziale in modo da rivolgerla contro i propri avversari, trasformando il loro attacco in un punto di forza per il candidato.

 

Tratto da: “Come si vincono le elezioni”