Incumbent e sfidante: due scenari strategici diversi

Fonte dell’immagine copertina: ANSA

Il primo elemento di cui occorre tenere conto nel definire una strategia è la presenza o meno di un candidato in carica che cerca di essere rieletto (incumbent), in quanto questo fattore conferisce alla competizione un carattere molto diverso da quelle “aperte”, in cui non ci sono politici che si ricandidano. Il caso più evidente è quello dei capi di governo a livello nazionale e locale.

Lo stile di campagna dell’incumbent è un misto di strategie comunicative simboliche e pragmatiche, ideate per rendere evidente sia che il candidato ha le qualità necessarie per la carica, sia che egli occupa la carica (assumendo una postura presidenziale).

Di norma gli incumbent mettono in risalto gli aspetti positivi dello status quo e presentano il cambiamento come pericoloso; enfatizzano i loro meriti ; esaltano la loro esperienza e affidabilità e accusano gli sfidanti di essere dei novizi che non hanno la preparazione e la statura per misurarsi con i problemi del governo.

Il candidato in carica ha a sua disposizione risorse materiali, strategiche e simboliche su cui gli avversari non possono contare.

I VANTAGGI DELL’INCUMBENT.

  • Notorietà: il candidato è conosciuto da quasi tutti gli elettori, così come sono note le sue posizioni politiche e le sue caratteristiche personali. La notorietà deriva dall’elevata visibilità, in quanto la sua attività politica riceve attenzione dai media, grazie a cui può dettare l’agenda concentrandosi su alcuni temi e ignorandone altri, spostando così il dibattito su aspetti che possono avvantaggiarlo
  • Può mettersi al riparo dalla lotta politica invocando nozioni universali quali patria, responsabilità, bene comune. L’apparato simbolico di cui può avvalersi ha anche una valenza visiva e scenica.
  • In alcuni casi la campagna elettorale dell’incumbent viene giocata quasi interamente all’interno delle sedi istituzionali, opportunamente rese accessibili attraverso i media (Rose Garden Strategy). Questa strategia non è sostenibile in eterno e può anzi essere controproducente se i risultati del governo in carica non sono ritenuti soddisfacenti dagli elettori. Tuttavia in alcuni momenti può servire a marcare la distanza tra chi lavora per tutti e produce risultati concreti, e chi invece rappresenta una parte e non può realizzare, ma solo promettere.
  • Il tempo: se il suo avversario non viene designato con largo anticipo e se non si profilano conflitti interni alla sua ricandidatura, il candidato in carica ha ampi margini per pianificare la sua campagna. Questo vantaggio è ancora più significativo in un’epoca di campagne permanenti, in cui il consenso dei cittadini diventa una risorsa fondamentale non solo nel corso della campagna, ma anche nella conduzione dell’ordinaria attività di governo.

Se solitamente il tempo gioca a favore di chi governa, consentendo di progettare la strategia in anticipo, a volte gli sfidanti possono sfruttare a loro vantaggio il fatto di non essere impegnati nell’attività quotidiana di governo e iniziare a mobilitare energie e risorse prima dei loro avversari.

IL BILANCIO DELLE REALIZZAZIONI DELL’INCUMBENT.

L’incumbent può fare anche un bilancio di realizzazioni, che inevitabilmente diventa uno degli argomenti centrali della campagna. Sul piano elettorale, i risultati del mandato precedente possono essere un vantaggio o uno svantaggio, ma difficilmente un governante può distanziarsene senza perdere credibilità. I cittadini hanno imparato a conoscerlo per quello che ha fatto (o non ha fatto) e difficilmente possono credere a promesse di cambiamento radicale. Questo significa che uno dei fattori strategici e più rilevanti è il livello di approvazione che gli elettori danno dell’operato di un incumbent e spesso le elezioni si trasformano in una sorta di referendum su questo tema, secondo il modello del voto retrospettivo. Candidati uscenti con livelli di approvazione superiori al 50% difficilmente perdono le elezioni, per cui uno dei loro compiti è arrivare alle fasi finali della campagna con almeno metà dell’elettorato soddisfatta del loro operato, per poi presentare, a poca distanza dal voto, alcune proposte concrete per il mandato successivo. Occorre, insomma, proporre alla cittadinanza una “lunga narrazione”, che identifichi gli obiettivi del mandato appena concluso, ne dimostri la realizzazione e indichi nuovi propositi e nuove ragioni per una riconferma. A questo scopo sono più coinvolgenti e convincenti quelle narrazioni che costruiscono un “noi inclusivo”, che inquadrano la storia di un’esperienza di governo in quella di un’intera comunità, attraverso la condivisione non solo di successi e progressi, ma anche di sentimenti ed emozioni radicati in momenti a forte contenuto simbolico.

BASSA POPOLARITA’ DELL’INCUMBENT.

Quando l’incumbent non gode di popolarità elevata, ma si avvicina o scende sotto la soglia del 50% di gradimento, la strategia più appropriata è evitare che l’elezione diventi un referendum sull’operato di chi ha governato e trasformarla in una scelta fra le proposte e le personalità dei principali candidati in lizza. In questo caso, se gli elettori non trovano convincenti gli sfidanti, potrebbero accordare un altro mandato all’incumbent perché, in assenza di alternative credibili e affidabili, molte persone preferiscono non correre rischi.

INCUMBENT VS SFIDANTE

Se un incumbent deve comunicare e difendere i suoi risultati e gli aspetti già noti della sua personalità, uno sfidante deve realizzare due obiettivi alo stesso tempo:

  • Deve persuadere gli elettori che i risultati del governo sono insoddisfacenti o che le sue priorità sono sbagliate;
  • Contemporaneamente deve presentarsi come un’alternativa credibile per rimpiazzare l’incumbent.

Lo sfidante deve quindi convincere la popolazione dell’esigenza di un cambiamento ma anche affermarsi come interprete autorevole di quel bisogno di novità. Se il primo obiettivo dipende in gran parte dalle (percezioni delle) condizioni oggettive della nazione o della comunità, il secondo è legato principalmente alla comunicazione elettorale. L’imperativo strategico per lo sfidante è “riuscire a creare una visione alternativa chiara e insistere su alcuni temi chiave”.

La condizione di uno sfidante non è particolarmente semplice, anche in presenza di un governante uscente non particolarmente gradito: agli occhi degli elettori, infatti, “lo sfidante ideale è un esperto vergine”: preparato e in grado di governare, ma anche immune da qualunque associazione negativa con il potere. E’ evidente che questa combinazione paradossale è difficile da conquistare e mantenere.

Gli sfidanti che si presentano come portatori di cambiamento e speranza inizialmente suscitano entusiasmo e fiducia in fasce consistenti dell’elettorato, ma col passare del tempo molti cittadini iniziano a domandarsi che cosa concretamente lo sfidante proponga, se questi programmi siano realizzabili e se il candidato stesso, al di là della sua novità e del suo carisma, abbia le qualità necessarie per ricoprire la carica. Una proposta di cambiamento non può insomma limitarsi ad evocarlo, ma deve riempirlo di contenuti concreti che renda credibile questa visione.

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